Nell’ambito delle attività investigative finalizzate all’accertamento e alla rimozione delle cause dell’inquinamento del fiume Sarno, nella giornata dell’11 maggio 2026 è stato eseguito il sequestro preventivo del Cantiere Navale Izzo Mare Srl nel Comune di Torre Annunziata. L’operazione è stata disposta nell’ambito del coordinamento della Procura della Repubblica di Torre Annunziata e ha visto l’intervento congiunto del NOE Carabinieri di Napoli e della Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia, con il supporto tecnico dell’ARPA Campania.
Il provvedimento riguarda un’area complessiva di circa 15.000 metri quadrati ed è stato adottato nell’ambito di indagini sui presunti reati previsti dal decreto legislativo 152/2006, in materia ambientale.
Il sequestro del cantiere navale
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il sequestro è scattato al termine di verifiche condotte sulle attività di cantieristica e rimessaggio di imbarcazioni presenti all’interno della struttura.
L’intervento ha portato al blocco dell’intero complesso industriale, ritenuto operativo in assenza dei necessari titoli autorizzativi in materia ambientale, in particolare dell’Autorizzazione Unica Ambientale (A.U.A.).
Le contestazioni ipotizzate riguardano diverse fattispecie previste dal Testo Unico Ambientale, tra cui lo scarico di acque reflue industriali senza autorizzazione, la gestione non conforme di rifiuti pericolosi e la mancata autorizzazione alle emissioni in atmosfera.
Le irregolarità riscontrate
Nel corso degli accertamenti, i militari avrebbero rilevato che su due distinte aree esterne del cantiere si svolgevano lavorazioni di nautica e rimessaggio di imbarcazioni in assenza delle necessarie autorizzazioni.
Una delle aree risultava priva di un sistema di regimentazione delle acque di dilavamento: tali acque, secondo quanto accertato, defluivano direttamente verso il mare per caduta naturale.
La seconda area, invece, convogliava le acque di dilavamento in una serie di vasche che le indirizzavano successivamente verso una vasca assorbente.
Ulteriori verifiche hanno evidenziato la presenza di un corpo di fabbrica interno destinato ad attività di falegnameria, incollaggio, carteggio e lavorazioni di resine e vetroresine, oltre a lavorazioni meccaniche ed elettriche.
Secondo gli investigatori, tali attività sarebbero state svolte in assenza dei prescritti titoli autorizzativi ambientali, configurando un quadro complessivo di gestione ritenuta irregolare.
Il quadro normativo e i reati ipotizzati
Il sequestro preventivo è stato disposto in relazione ai reati previsti dagli articoli 137, 255-ter e 279 del decreto legislativo 152/2006 (Testo Unico Ambientale), che riguardano rispettivamente:
- scarico di acque reflue industriali in assenza di autorizzazione;
- deposito incontrollato di rifiuti pericolosi;
- emissioni in atmosfera senza autorizzazione.
L’intervento è stato motivato anche dalla necessità di evitare la prosecuzione delle eventuali condotte illecite e di prevenire un possibile aggravamento delle conseguenze ambientali.
Il contesto delle indagini sul fiume Sarno
L’operazione si inserisce nel più ampio sistema di controlli ambientali avviato sul bacino del fiume Sarno e sulla fascia costiera della penisola sorrentina.
Si tratta, secondo quanto riferito dagli inquirenti, dell’ennesimo intervento su cantieri navali nell’ambito di una campagna investigativa strutturata, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata e condotta in sinergia con forze di polizia giudiziaria e enti tecnici.
Le attività vengono svolte in modo sistematico dal NOE Carabinieri e dalla Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia, con il supporto dell’ARPA Campania, nell’ambito di un protocollo d’intesa interistituzionale volto alla repressione e prevenzione dei fenomeni di inquinamento.
Un sistema di controlli capillare sul territorio
Le indagini rientrano in una strategia più ampia che coinvolge il bacino idrografico del Sarno e i suoi affluenti, con particolare attenzione alle attività produttive potenzialmente impattanti sull’ambiente.
Il sistema di controlli, secondo quanto riportato nel comunicato, è finalizzato all’individuazione delle cause dell’inquinamento e alla loro rimozione, attraverso verifiche mirate su aziende e insediamenti industriali presenti nell’area.
L’attività investigativa, tuttora in corso, si inserisce nel quadro del protocollo sottoscritto il 17 dicembre 2025 tra diverse procure, procure generali, ARPA e organi di polizia giudiziaria competenti in materia ambientale, con l’obiettivo di rafforzare il coordinamento operativo nella tutela della risorsa naturale rappresentata dal mare e dai corsi d’acqua connessi al Sarno.








