La Commissione Straordinaria del Comune di Poggiomarino ha revocato gli atti relativi alla variante urbanistica approvata anni fa per la realizzazione di un impianto agricolo alla periferia della città.

Una decisione che rappresenta una svolta importante dopo mesi di verifiche e approfondimenti su una delle vicende più discusse dell’ex amministrazione Falanga.

Con la delibera numero 17 del 12 maggio 2026, i commissari hanno annullato il precedente provvedimento del consiglio comunale, la delibera numero 10 del 2012. Ma è soprattutto il contenuto del documento ad avere un forte impatto politico e istituzionale.

Le accuse contenute nella delibera

Nel testo, infatti, la Commissione parla di un procedimento urbanistico segnato da gravi irregolarità e da una compromissione dei principi di legalità, trasparenza e imparzialità dell’azione amministrativa.

Gli ispettori anticamorra descrivono l’approvazione della variante come il risultato di un vero e proprio accordo illecito con la criminalità organizzata, sostenendo che la camorra avesse ormai esercitato una forte influenza sul Comune.

La vicenda era già finita al centro delle polemiche nel 2021, quando le forze di opposizione avevano contestato duramente il progetto.

Tutto si inserisce nel contesto dell’amministrazione Falanga, sciolta per infiltrazioni mafiose pochi mesi dopo gli arresti di alcuni componenti della giunta.

Con questa revoca, i commissari puntano ora a ristabilire un percorso improntato alla legalità e alla trasparenza amministrativa.

Le pressioni della criminalità organizzata

Tramite gli accertamenti sarebbe emerso un quadro di forte influenza della criminalità organizzata sull’iter amministrativo che portò all’approvazione della variante urbanistica.

Secondo il documento, ci sarebbero state pressioni su amministratori e organi politici per velocizzare l’approvazione del progetto.

Nella relazione vengono citati incontri, intercettazioni e sollecitazioni rivolte agli esponenti dell’amministrazione, oltre a un presunto accordo illecito che avrebbe previsto il pagamento di 65mila euro e una percentuale sui futuri lavori dell’impianto.

Il presunto sistema alterato

Per la Commissione, questi elementi dimostrerebbero che la variante urbanistica non fu approvata attraverso un percorso amministrativo libero e regolare, ma all’interno di un sistema condizionato dagli interessi della criminalità organizzata.

Il Comune avrebbe inoltre utilizzato in modo improprio la procedura semplificata prevista dall’articolo 8 del DPR 160/2010 per approvare la variante urbanistica.

È quanto emerge dalla relazione del funzionario sovraordinato all’Area Tecnica, che evidenzia diverse criticità anche dal punto di vista urbanistico e amministrativo.

Le criticità urbanistiche

Secondo la Commissione Straordinaria, per poter ricorrere a quella procedura speciale sarebbe stato necessario dimostrare la totale assenza, oppure l’insufficienza, di aree produttive disponibili sul territorio comunale. Una condizione che, però, non sarebbe mai stata realmente accertata.

Nel Piano regolatore, infatti, risultavano già presenti aree industriali utilizzabili, anche se non ancora completamente infrastrutturate.

La relazione punta poi l’attenzione anche sul forte aumento delle dimensioni dell’impianto autorizzato.

Dal precedente stabilimento, che occupava poco più di mille metri quadrati, si sarebbe arrivati a un nuovo capannone di oltre 5.400 metri quadrati, con una volumetria quasi dieci volte superiore.

Secondo i tecnici, un ampliamento di queste proporzioni avrebbe modificato in maniera significativa l’equilibrio urbanistico previsto dal Piano regolatore generale, andando ben oltre i limiti di una semplice variante speciale.

Il voto contestato e la revoca finale

La partecipazione al voto di una consigliera comunale con rapporti di affinità entro il quarto grado con persone coinvolte nella vicenda è, secondo la Commissione Straordinaria, un altro elemento critico emerso dall’istruttoria.

Per i commissari, quella consigliera avrebbe dovuto astenersi e la sua presenza durante la votazione avrebbe compromesso la legittimità della delibera approvata dal consiglio comunale.

Anche questo aspetto si aggiunge all’elenco delle irregolarità evidenziate nel provvedimento, che hanno portato la Commissione Straordinaria, composta da Gabriella D’Orso, Vincenzo Chietti e Teresa Lanzeri, a disporre la revoca della variante urbanistica e di tutti i permessi successivamente rilasciati.

L’obiettivo del provvedimento è quello di cancellare ogni effetto amministrativo legato alla vicenda e ristabilire condizioni di piena legalità all’interno dell’azione amministrativa del Comune di Poggiomarino.

Lucia Pia Mandara