Napoli, sorpreso a rubare un cellulare. Arrestato un 38enne algerino

Eseguite 12 misure cautelari in carcere su disposizione del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP). L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli, coinvolge in totale 54 persone finite nel registro degli indagati.

Le accuse sono: associazione di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, estorsione e tentata estorsione, aggravate dal metodo mafioso o dalla finalità di agevolazione camorristica.

Si aggiungono anche la detenzione, sempre con l’aggravante del metodo mafioso o della finalità di agevolazione camorristica, oltre a lesioni aggravate, violenza, minaccia e accesso indebito a dispositivi di comunicazione da parte di soggetti detenuti.

Con il supporto dei reparti speciali di Polizia e Carabinieri, l’operazione, avvenuta all’alba, ha portato a molteplici perquisizioni a tappeto nel quartiere.

Il clan Lepre e l’organizzazione criminale

Negli ultimi anni le indagini condotte dalle forze dell’ordine di Napoli hanno dimostrato l’operatività del clan Lepre. Anche dopo la morte dello storico capo Ciro Lepre, il gruppo sarebbe riuscito a riorganizzarsi.

Il comando dell’organizzazione, secondo gli inquirenti, sarebbe passato a Salvatore Cianciulli e Luigi Lepre.

Il traffico di droga e le piazze di spaccio

Il traffico di droga restava l’attività principale del gruppo criminale. Sono state documentate e contestate oltre 250 violazioni di legge grazie alle indagini della Polizia e dei Carabinieri.

In particolare, la gestione riguardava due piazze di spaccio nel centro di Napoli. La prima era attiva in via Correra al numero 236, nel cosiddetto “Fondaco San Potito e Fondaco Ragno”, considerato il fulcro logistico ed economico del clan.

La seconda operava sempre in via Correra, al civico 113, una sorta di “succursale” destinata soprattutto allo smercio di marijuana e hashish.

Violenza e tentata estorsione

A dimostrazione della violenza del gruppo criminale, agli atti dell’inchiesta risulta anche una tentata estorsione particolarmente brutale. Uno spacciatore che lavorava per loro sarebbe stato minacciato e aggredito da alcuni membri del clan.

L’organizzazione lo avrebbe accusato di aver trattenuto e sottratto diverse dosi di droga destinate alla vendita per conto del clan.

Lucia Pia Mandara