Campania e Napoli nella rete del “pezzotto”: maxi operazione contro la pirateria streaming, multe per mille utenti

Maxi operazione della Guardia di Finanza contro streaming illegale e IPTV pirata: perquisizioni anche tra Napoli e Campania, coinvolti oltre mille utenti e danni stimati in 300 milioni di euro

Una vasta operazione contro la pirateria audiovisiva ha coinvolto anche la Campania e l’area di Napoli.

La Guardia di Finanza di Ravenna, coordinata dalla Procura di Bologna e supportata da reparti specializzati del Corpo, ha eseguito oltre cento perquisizioni e sequestri in tutta Italia nell’ambito di un’inchiesta sullo streaming illegale di contenuti a pagamento.

Campania e Napoli nella rete del “pezzotto”- maxi operazione
Campania e Napoli nella rete del “pezzotto”: maxi operazione contro la pirateria streaming, multe per mille utenti

Nel mirino degli investigatori una rete che consentiva di accedere abusivamente alle piattaforme Sky, Dazn, Netflix, Disney+ e Spotify attraverso sistemi tecnologici avanzati e difficilmente rintracciabili. Al centro dell’indagine una nuova applicazione chiamata “Cinemagoal”, utilizzata per aggirare i sistemi di protezione delle piattaforme ufficiali.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il sistema si basava su server esteri e macchine virtuali operative senza sosta, capaci di intercettare e ritrasmettere i codici originali di abbonamenti regolari intestati a soggetti fittizi. In questo modo gli utenti ricevevano contenuti “in chiaro”, con una qualità elevata e minori possibilità di essere individuati dai controlli.

Abbonamenti annuali dal costo variabile tra 40 e 130 euro

L’accesso ai servizi avveniva tramite abbonamenti annuali dal costo variabile tra 40 e 130 euro. I pagamenti venivano effettuati spesso in criptovalute o tramite conti esteri, rendendo più complessa la tracciabilità del denaro.

Oltre settanta persone avrebbero avuto il compito di distribuire il sistema illegale sul territorio nazionale. L’indagine, sviluppata anche grazie al monitoraggio dei social network, ha consentito di sequestrare server, supporti informatici e il codice sorgente del software utilizzato per la decodifica dei segnali.

Parallelamente è emerso anche il ricorso al più tradizionale sistema IPTV, il cosiddetto “pezzotto”, ancora largamente diffuso.

Secondo una prima stima effettuata con il supporto delle società danneggiate, il danno economico complessivo causato dalla pirateria audiovisiva supererebbe i 300 milioni di euro.