Portato alla luce un sistema di truffe online che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato messo in piedi da un 24enne di Gragnano, aiutato da un 29enne di Boscoreale.

All’apparenza il 24enne era solo un giovane fruttivendolo con una vita normale tra lavoro e quotidianità in provincia di Napoli, ma dietro questa facciata semplice si sarebbe sviluppato un piccolo giro di raggiri sul web.

Due imprenditori siciliani sarebbero rimasti vittime della truffa: pensavano di rinnovare regolari polizze assicurative per auto e moto, ma in realtà sarebbero stati ingannati.

Il sistema iniziava online con offerte molto convenienti. Poi i contatti proseguivano su WhatsApp, dove i presunti intermediari apparivano rapidi, rassicuranti e professionali, riuscendo così a conquistare la fiducia delle vittime.

I passaggi del raggiro

Le utenze telefoniche utilizzate, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbero state intestate a cittadini extracomunitari per rendere più difficile l’identificazione dei responsabili e i controlli.

In una fase successiva, alle vittime veniva inviato un QR code che sembrava collegato a una normale procedura di pagamento. In realtà, sempre secondo l’ipotesi investigativa, quel codice avrebbe contenuto credenziali e riferimenti riconducibili ai truffatori, utilizzati per portare avanti il raggiro.

Secondo la ricostruzione il sistema entrava nella fase decisiva quando le vittime, recatesi nelle ricevitorie per effettuare il pagamento, si vedevano comunicare un presunto esito negativo della transazione e venivano invitate a ripetere l’operazione.

A quel punto, sempre secondo l’ipotesi investigativa, veniva fornito un IBAN su cui effettuare un bonifico istantaneo per “sbloccare” la pratica assicurativa. In realtà, quel conto sarebbe risultato collegato all’attività commerciale del fruttivendolo.

Le indagini e i risultati economici

Coordinata dal pubblico ministero Domenico Cattano, l’inchiesta ha ricostruito un quadro in cui i ragazzi avrebbero raggiunto circa 7 mila euro complessivi sottratti alle due vittime.

Secondo gli accertamenti, si sarebbe creata una sovrapposizione tra apparente normalità e attività illecita, che avrebbe permesso ai due giovani di incassare somme sempre più consistenti. Il procedimento è ora approdato in sede penale.

La fase giudiziaria e il contesto

Assistiti dagli avvocati Mariano Morelli e Vincenzo Vito, i due ragazzi, attualmente a piede libero, dovranno comparire il mese prossimo davanti al giudice monocratico del tribunale di Enna per rispondere dell’accusa di truffa aggravata.

Gli utenti si trovano oggi di fronte a un contesto in cui anche quelli più attenti possono comunque essere confusi, tra offerte molto basse, comunicazioni informali e strumenti di pagamento immediati che rendono più difficile distinguere le situazioni affidabili da quelle fraudolente.

Lucia Pia Mandara