I recenti furti avvenuti nella parrocchia “Immacolata” di Volla, guidata da don Francesco Velotto, hanno profondamente colpito la comunità, suscitando grande vicinanza e solidarietà nei confronti della Chiesa locale. Nell’ultima settimana, infatti, la parrocchia ha subito, dapprima il furto delle grondaie in rame della Tenda, divelte in due momenti diversi, poi l’irruzione nei locali parrocchiali attraverso la chiesa. I malviventi, oltre a tentare lo scasso della casa canonica, hanno forzato e danneggiato le porte degli uffici parrocchiali e dell’ufficio del parroco, sottraendo 500 euro e una pisside di alto valore storico e artistico.
Nonostante il rammarico per quanto accaduto, don Francesco Velotto ha voluto affidare ai fedeli un messaggio di fede e unità: «La nostra Parrocchia resta casa di comunione e di perdono, luogo di accoglienza per tutti» ed ha pubblicamente ringraziato i Carabinieri per le indagini che stanno svolgendo.
Una situazione che va oltre i singoli episodi
I furti in parrocchia, però, rappresentano soltanto l’ennesimo episodio di una situazione che da mesi preoccupa la cittadinanza. Furti, aggressioni, vandalismi e microcriminalità stanno alimentando un crescente senso di insicurezza tra i residenti, sempre più convinti che il problema non possa più essere trattato come emergenza occasionale.
Di fatto, nulla sembra realmente cambiato. Per molti cittadini Volla oggi non appare né un luogo sicuro né pienamente civile. E sarebbe inutile negare come la microcriminalità e il degrado sociale siano fenomeni ormai evidenti anche nell’area orientale di Napoli e nei comuni limitrofi. Emblematico, in questo senso, il caso della morte di Fabio Ascione, il ventenne ucciso il 7 aprile nella periferia di Ponticelli da un proiettile vagante durante una sparatoria tra gruppi rivali. Una tragedia che ha riportato l’attenzione sul clima di violenza e illegalità che attraversa diversi territori dell’area metropolitana.
I post del sindaco e le richieste di sicurezza
Nei giorni scorsi il sindaco di Volla, Giuliano Di Costanzo, ha affidato ai propri canali social diversi aggiornamenti sul tema sicurezza. Dopo l’incontro con il Prefetto di Napoli, Michele Di Bari, il primo cittadino ha definito la sicurezza “una priorità assoluta”, annunciando la richiesta di maggiori controlli, più presenza sul territorio e azioni concrete e visibili.
Ha comunicato, inoltre, in seguito all’incontro presso il Commissariato di Ponticelli con il dirigente della Polizia di Stato, dottor Daniele Capone, che al centro del confronto vi sono state proprio le criticità legate alla movida in alcune zone del territorio comunale, già più volte segnalate dai cittadini. Secondo quanto riferito, sarebbe stata assicurata un’intensificazione dei controlli soprattutto nelle ore serali e notturne.
Parole importanti, ma che al momento non sembrano aver modificato la realtà dei fatti.
Videosorveglianza e prevenzione: tra promesse e realtà
Già nel 2022 l’amministrazione comunale aveva annunciato l’avvio del progetto “Volla – Scuole Sicure”, con l’installazione di telecamere nelle aree limitrofe ai plessi scolastici. L’iniziativa prevedeva il presidio delle zone frequentate dai più giovani, considerate potenziali aree di aggregazione a rischio, e veniva presentata come uno strumento utile a supporto delle forze dell’ordine.
A distanza di quattro anni, però, la situazione sembra addirittura peggiorata. Il sistema di videosorveglianza, pur rappresentando un supporto importante sul piano investigativo e del controllo, non sembra aver inciso in modo decisivo sulla sicurezza, anche perché lascia scoperte molte aree.
La prevenzione manca e la sicurezza diventa fai-da-te
A denunciare questa situazione è stato anche il noto profilo social “Una poltrona per sei”, che in queste settimane ha evidenziato alcune delle criticità strutturali del territorio. Tra queste, una polizia municipale sotto organico e spesso costretta a intervenire soltanto a posteriori e zone prive di adeguata illuminazione pubblica dove i criminali possono agire indisturbati.
Addirittura i cittadini sono stati lasciati soli al punto da organizzarsi autonomamente attraverso gruppi WhatsApp creati ad hoc per segnalare movimenti sospetti e allertare tempestivamente i vicini.
Il problema è che la sicurezza non può essere costruita soltanto attraverso controlli repressivi successivi ai fatti, ma richiede una vera politica di prevenzione sociale, educativa e urbana.
Giovani senza spazi e politiche sociali assenti
L’ascesa di questi fenomeni è speculare all’assenza di spazi pubblici realmente sicuri e aggregativi. Molti giovani finiscono così per trascorrere il proprio tempo tra strada e centri commerciali ormai spesso deserti. Le politiche giovanili non sono insufficienti, sono inesistenti, mentre il peso delle attività educative e sociali ricade quasi esclusivamente su associazioni, parrocchie e realtà private che operano senza alcun sostegno concreto da parte delle istituzioni.
Più volte sacerdoti, scuole e operatori del territorio hanno chiesto tavoli permanenti di confronto e una programmazione condivisa. Tuttavia, lamentano molti protagonisti della vita sociale cittadina, gli incontri continuano a tradursi nell’organizzazione occasionale di manifestazioni ed eventi, senza una strategia strutturata capace di incidere davvero sull’evidente disagio sociale.
Il caso del Centro Cennamo
In questo contesto di progressiva riduzione degli spazi di aggregazione e di debolezza delle politiche sociali, si inserisce emblematicamente il destino del principale presidio cittadino dedicato alla socialità. Nato come centro sociale e spazio aggregativo destinato ai cittadini, il Centro Cennamo – unico presidio sociale del territorio – ha subito negli anni un progressivo abbandono da parte delle istituzioni, fino a diventare sede della caserma dei Carabinieri e perdere così la sua originaria funzione sociale e aggregativa.
La presenza della caserma rappresenta certamente un presidio fondamentale e imprescindibile per un territorio complesso come quello di Volla. Tuttavia, questa scelta ha determinato la scomparsa dell’unico spazio realmente dedicato alla prevenzione sociale, alla partecipazione cittadina e all’aggregazione giovanile.
Ed è forse proprio qui che emerge una delle contraddizioni più profonde del territorio: mentre cresce la richiesta di sicurezza, diminuiscono progressivamente gli spazi capaci di costruire comunità, relazioni e prevenzione.
Una comunità che chiede risposte concrete
Oggi il rischio è che il dibattito pubblico resti confinato all’emergenza del momento, rincorrendo i singoli episodi senza affrontarne le cause profonde. Eppure una città non diventa più sicura soltanto aumentando pattuglie e controlli. Una città diventa più sicura quando investe nella scuola, nei giovani, negli spazi pubblici, nella cultura, nella partecipazione e nella presenza quotidiana delle istituzioni.
È questa la richiesta che, sempre più forte, arriva da una comunità che non vuole sentirsi abbandonata e che continua ad attendere risposte concrete, non soltanto slogan.
Giovanna Vigliena








