Ercolano sceglie la continuità amministrativa e consegna ad Antonietta Garzia una vittoria schiacciante che la porterà a diventare il nuovo sindaco della città degli Scavi, raccogliendo l’eredità politica di Ciro Buonajuto.
La candidata del centrosinistra chiude la corsa al municipio di corso Resina con 17.977 voti e il 68,63% dei consensi, imponendosi nettamente sugli avversari e trasformando il voto in una vera consacrazione del campo largo costruito attorno all’esperienza amministrativa degli ultimi anni.
Dietro il successo della neo sindaca c’è soprattutto il risultato travolgente del Partito Democratico, autentico dominatore della tornata elettorale. Con 7.890 voti e il 30,79%, il Pd si conferma primo partito cittadino e conquista anche nove consiglieri comunali, diventando la colonna portante della futura maggioranza.
Numeri che rafforzano il peso politico dell’area democratica e certificano la capacità del partito di trasformare il consenso amministrativo costruito negli anni in una macchina elettorale ancora fortissima sul territorio.
Garzia: «Con me vince una leadership femminista»
L’ex capogruppo del Pd, sostenuta da una coalizione composta da Pd, Movimento 5 Stelle, Casa Riformista e numerose liste civiche, ha commentato il risultato mentre lo scrutinio consolidava il vantaggio.
«Con me vince una leadership femminista», ha dichiarato Antonietta Garzia. «Noi donne decliniamo diversamente il potere e lavorerò sin da domani per migliorare la vita delle persone e per la nostra Ercolano, per renderla sempre più bella e accogliente».
Un passaggio anche sul dato dell’affluenza, in calo rispetto alle precedenti amministrative: «Il dato della partecipazione al voto ci dice che c’è una fiducia da riconquistare. Ecco, io ci riuscirò».
Pd dominante, Casa Riformista sotto le attese
Accanto al Pd emerge il dato di Casa Riformista, la formazione riconducibile all’ex sindaco Buonajuto. I 3.849 voti e il 15,02% rappresentano un risultato importante ma inferiore alle aspettative della vigilia per una lista considerata uno dei principali motori politici della coalizione.
Più complicata del previsto la prova del M5S, fermo a 1.123 voti e al 4,38%. I pentastellati restano sotto la soglia simbolica del 5% e pagano probabilmente anche le tensioni che hanno accompagnato l’alleanza con il Pd e con l’area vicina a Buonajuto dopo anni di scontri politici in città.
Nel campo della vincitrice spiccano anche i risultati di Avanti-Psi all’8,91% e di Progetto Civico Italia all’8,16%, mentre le altre liste della coalizione restano sopra il 3%, confermando la solidità del “campo larghissimo”.
Sabbarese exploit personale: sarà il leader dell’opposizione
Il dato politicamente più interessante arriva però dalla sfida diretta tra i candidati sindaco. Garzia perde infatti quasi duemila voti rispetto alle liste che la sostenevano, segnale di un consenso personale inferiore alla forza della coalizione.
Al contrario, Piero Sabbarese firma il vero exploit della tornata elettorale. Il candidato civico raccoglie 5.142 voti e il 19,63%, conquistando oltre 2.300 preferenze in più rispetto alle sue liste, ferme complessivamente all’11,02%.
Un risultato che lo accredita come principale riferimento dell’opposizione cittadina e certifica la forza personale di una candidatura costruita soprattutto nei quartieri e nel rapporto diretto con gli elettori.
A scrutinio ancora in corso, Sabbarese ha telefonato alla neo sindaca per complimentarsi e augurarle buon lavoro.
«È stata una campagna elettorale difficile ma anche molto bella. Fatta tra la gente e per le strade», ha scritto sui social. «Abbiamo perso, ma possiamo camminare a testa alta e continuare a lavorare per la città».
Centrodestra ancora diviso
Molto distante il centrodestra, ancora una volta incapace di presentarsi compatto. Luigi Fiengo si ferma al 4,96%, Luciano Schifone al 4,59% e Nicola Abete al 2,20%, numeri che confermano tutte le difficoltà dell’area moderata e conservatrice nella città degli Scavi.








