Nuovi elementi emergono nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo deceduto il 21 febbraio scorso all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore non riuscito.
Al centro delle indagini della Procura partenopea ci sono le tempistiche dell’intervento e la compilazione della documentazione clinica.

Davanti al gip Mariano Sorrentino, nel corso dell’interrogatorio preventivo relativo all’ipotesi di falso, la cardiochirurga Emma Bergonzoni ha confermato che le operazioni di rimozione del cuore del bambino sarebbero iniziate quando il contenitore con l’organo destinato al trapianto, arrivato da Bolzano, risultava ancora chiuso.
Un passaggio ritenuto rilevante dagli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e dal sostituto Giuseppe Tittaferrante, che indagano per omicidio colposo in concorso e presunte irregolarità nella cartella clinica.
40 pulsazioni al minuto
Durante l’audizione è stato affrontato anche il tema delle contrazioni cardiache registrate dopo la cardioctomia. Secondo quanto riferito dall’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo-Mercolino, i consulenti della difesa avrebbero parlato di circa 40 pulsazioni al minuto, mentre le verifiche tecniche della parte civile indicherebbero un dato più basso, attorno alle 22 contrazioni al minuto. Una differenza che, secondo la famiglia, inciderebbe sulla ricostruzione degli orari dell’intervento.
Forte anche la reazione della madre del bambino, Patrizia Mercolino, dopo aver letto i verbali dell’interrogatorio del cardiochirurgo Guido Oppido. La donna ha definito “intollerabile” l’atteggiamento assunto dal medico durante alcune fasi dell’audizione davanti ai magistrati.








