Risultato fin troppo chiaro quello di Pompei dove si profila uno scenario politico-amministrativo tutt’altro che ordinario. Il risultato del primo turno, infatti, ha aperto concretamente la possibilità della cosiddetta “anatra zoppa”, situazione prevista dalla legge elettorale nei comuni sopra i 15mila abitanti e destinata spesso a trasformarsi in una convivenza difficilissima tra sindaco e consiglio comunale.
A segnare il risultato di questo primo turno va certamente evidenziato l’exploit del candidato sindaco Giuseppe Tortora che pur partendo, nei sondaggi, come seconda forza dopo la cosiddetta “corazzata” costituita dall’amministrazione uscente, si è piazzato in pole con 6.632 voti, pari a 44,79% consensi espressi. Poco più indietro il candidato Salvatore Alfano, che partiva favorito, ma che nel corso dello spoglio ha dovuto fare il conto con un imponente “voto disgiunto” (voto a una lista della sua coalizione, ma preferenza per uno degli altri due candidati sindaco) che lo ha visto fortemente penalizzato nella corsa alla fascia tricolore, ben 767 voti in meno alle sue liste. Alla fine Alfano ha raccolto 6.466 voti con una percentuale del 43,67%.
Terzo, con un risultato alquanto deludente rispetto alle aspettative e al grande impegno profuso soprattutto dal folto gruppo di giovani con cui aveva sfidato i meglio strutturati contendenti politici, l’ex sindaco Claudio D’Alessio che ha raggranellato 1.708 preferenze con una percentuale dell’11,54%.
I numeri che cambiano tutto
Ma è qui che viene il bello, o brutto, dipende sempre da che parte ci si pone ad osservare. Ebbene, stando sempre ai dati della piattaforma del Ministero degli Interni “Eligendo”, il conteggio dei voti raccolti dalle coalizioni segnano ben altri numeri. Mentre per la preferenza ai candidati sindaco il voto disgiunto ha premiato Tortora, quando si vanno a verificare i voti alle coalizioni, quella del dottore pompeiano si ferma al 40,12%, per D’Alessio si registra un 9,73% per un totale di 49,85%. Logica conseguenza, la coalizione di Alfano risulta aver, sebbene di pochissimo, si parla di 23 voti al massimo, superato il 50%, esattamente fermandosi al 50,15%.
Che succede ora? Sì, certo, si va al ballottaggio e uno dei due contendenti inevitabilmente diventerà sindaco di Pompei. Ma che succede per la composizione del consiglio comunale, cosa dice la legge?
Il rischio concreto dell’anatra zoppa
In situazioni come quella presentatasi a Pompei entra in gioco il meccanismo previsto dalla normativa elettorale.
Nei comuni sopra i 15mila abitanti, normalmente, il candidato sindaco eletto ottiene anche un premio di maggioranza che garantisce alla sua coalizione circa il 60% dei seggi in consiglio comunale, assicurando così governabilità e stabilità amministrativa. Tuttavia esiste una eccezione fondamentale: il premio di maggioranza non scatta quando una coalizione supera il 50% dei voti di lista al primo turno, cosa successa alla coalizione del candidato Alfano con il 50,15%.
In pratica, se al ballottaggio dovesse vincere Tortora, il sistema non attribuirebbe automaticamente la maggioranza dei consiglieri alle sue liste. Questo perché gli elettori, al primo turno, hanno assegnato oltre metà dei voti alle liste collegate ad Alfano. Di conseguenza scatterebbe il sistema proporzionale puro nella distribuzione dei seggi.
Tradotto in termini politici: Tortora potrebbe diventare sindaco, ma il consiglio comunale avrebbe una maggioranza riconducibile ad Alfano.
Lo spettro dell’ingovernabilità su Pompei
È il classico caso di “anatra zoppa” di cui parlavamo all’inizio di questo articolo: un sindaco eletto dai cittadini ma privo dei numeri necessari per governare in aula. Una situazione che rischia di trasformare ogni delibera, ogni approvazione di bilancio e ogni scelta amministrativa in una battaglia politica continua. Il nodo centrale nasce dalla particolarità del sistema elettorale comunale italiano, che prevede il voto disgiunto con una parte consistente dell’elettorato che potrebbe aver premiato Tortora come figura personale, ma allo stesso tempo ha assegnato la maggioranza politica delle liste alla coalizione guidata da Alfano.
In questo scenario, il futuro sindaco si troverebbe costretto a governare senza una maggioranza autonoma, dovendo cercare accordi continui in consiglio comunale per evitare paralisi amministrative. Una prospettiva che, inevitabilmente, alimenta già il dibattito politico cittadino sul rischio di instabilità e ingovernabilità nel prossimo quinquennio.
Ovviamente lo spettro dell’ingovernabilità, della cosiddetta anatra zoppa, svanirebbe e tutto quanto scritto fin qui risulterebbe inutile, nel caso in cui al ballottaggio a vincere fosse Salvatore Alfano a cui non resterebbe che raggiungere in aula i suoi consiglieri già eletti, ma senza premio di maggioranza. Un consenso un po’ più risicato? Si, forse, ma questa è un’altra storia.
Gennaro Cirillo









