Non è una ricostruzione immediata, né una verità arrivata a ridosso dei fatti. È una storia che torna dopo un tempo lungo, scandito da carte processuali, perizie e udienze. Il 26 maggio 2016, lungo via Nastro Verde, sulle alture di Sorrento, il diciassettenne Cristiano Gargiulo perdeva la vita in uno scontro tra il suo scooter e un autocarro carico di materiali da demolizione. Oggi quella vicenda viene riletta alla luce di una sentenza del Tribunale civile di Torre Annunziata, che arriva a distanza di dieci anni e definisce una responsabilità condivisa.
Lo schianto sulla strada collinare
Quel pomeriggio, poco dopo le 15.30, il giovane stava percorrendo la strada panoramica che collega Sorrento alla zona di Sant’Agata sui Due Golfi. In un tratto caratterizzato da curve e visibilità ridotta, lo scooter si è scontrato con un mezzo pesante che procedeva in senso opposto.
L’urto è stato violentissimo. Cristiano è morto sul posto per un trauma cranico severo, mentre la carreggiata è rimasta teatro dei rilievi effettuati dai carabinieri, chiamati a ricostruire fin da subito la dinamica dell’impatto.
Le versioni contrapposte e il lungo percorso giudiziario
Nei mesi successivi all’incidente si sono consolidate due letture opposte. Da un lato la famiglia del ragazzo, convinta che l’autocarro non fosse correttamente allineato alla propria corsia. Dall’altro la difesa del conducente e della società proprietaria del mezzo, che attribuiva invece al giovane la perdita di controllo dello scooter.
Le indagini penali non hanno mai portato a una definizione definitiva del quadro e si sono chiuse con archiviazioni, mentre i familiari hanno continuato a insistere per ulteriori accertamenti, senza successo nelle sedi penali.
La perizia che cambia la prospettiva
Nel giudizio civile, però, il quadro si è riaperto grazie a una consulenza cinematica disposta dal tribunale. L’analisi ha collocato il punto d’impatto in una zona prossima alla linea di mezzeria, ma all’interno della corsia dell’autocarro.
Secondo il giudice, il conducente del mezzo pesante avrebbe potuto evitare lo scontro mantenendo una traiettoria più aderente al margine destro della carreggiata. Parallelamente, è stato rilevato che lo scooter viaggiava a una velocità superiore al limite consentito, compresa tra 60 e 70 km/h in un tratto con limite di 50 km/h.
La decisione del tribunale e il concorso di colpa
La sintesi della sentenza è un equilibrio giuridico netto: 50% di responsabilità al conducente dell’autocarro e 50% al giovane centauro.
Una ripartizione che incide anche sul piano economico, con il riconoscimento di risarcimenti ridotti ai familiari del ragazzo. Il tribunale ha comunque riconosciuto il legame familiare e la perdita subita, definendo la morte di Cristiano come causa di una “significativa sofferenza” per i genitori e la sorella.
Dieci anni dopo, il peso della ricostruzione
La famiglia Gargiulo, assistita dall’avvocato Giovanni Visco, ha vissuto questo lungo percorso giudiziario come una ricerca costante di chiarimenti sulla dinamica dell’incidente. Dopo archiviazioni e richieste di riapertura, la sentenza civile rappresenta oggi l’unico pronunciamento definitivo sulla vicenda.








