Caso Phica.eu, indagato un 45enne di Pompei: centinaia di denunce e fascicolo in Procura

Dal 2 settembre, sulla home page di Phica.eu campeggia una scritta in cui si annuncia che «tutte le discussioni sono state rimosse e sono a disposizione delle autorità competenti in caso di denuncia», con tanto di indirizzi email dedicati per comunicazioni con le forze dell’ordine e per la rimozione degli account

Ci sarebbe Vittorio Vitiello, 45 anni, residente a Firenze e originario di Pompei, dietro il sito Phica.eu, finito al centro dello scandalo delle foto rubate e pubblicate senza il consenso delle donne coinvolte, tra cui politiche, influencer e attrici. L’uomo, titolare dal 2023 di una piccola società in Italia, è ritenuto dagli investigatori l’amministratore della piattaforma.

Il suo nome è stato rivelato dal quotidiano Domani, e le indagini si stanno concentrando su di lui. Vitiello è già stato ascoltato a Firenze dopo la denuncia presentata dalla sindaca Sara Funaro, le cui immagini erano finite sul sito accompagnate da commenti sessisti e volgari.

Intanto, si moltiplicano le segnalazioni: centinaia di donne hanno denunciato la presenza dei propri scatti caricati senza consenso sul sito o su forum collegati. L’avvocata Annamaria Bernardini de Pace, insieme a un pool di dodici legali, ha raccolto già diverse centinaia di segnalazioni e ha avviato una class action.
«L’idea – ha dichiarato – è quella di “violentare” la giurisprudenza, così come sono state violentate queste donne che hanno subito un vero e proprio stupro di gruppo. Se riuniremo mille denunce forse i giudici prenderanno coscienza della gravità del fenomeno».

Il caso è seguito dalla Procura di Roma: gli investigatori della polizia postale hanno incontrato per circa due ore il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, che acquisirà una prima informativa per poi aprire un fascicolo.
Tra i reati ipotizzati figurano:

  • diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti (art. 612 ter c.p.),

  • diffamazione,

  • estorsione,

  • oltre a possibili contestazioni per istigazione a delinquere e interferenza illecita nella vita privata, a causa della presenza sul forum di sezioni che spiegavano come nascondere microcamere nei camerini di negozi e palestre.

Il sito “Phica.net” è rimasto attivo anche dopo la chiusura da parte di Meta della pagina Facebook “Mia Moglie” il 20 agosto. Solo il 28 agosto, a seguito delle polemiche e delle denunce pubbliche di alcune influencer, l’amministratore ha deciso di chiudere il forum.

Dal 2 settembre, sulla home page di Phica.eu campeggia una scritta in cui si annuncia che «tutte le discussioni sono state rimosse e sono a disposizione delle autorità competenti in caso di denuncia», con tanto di indirizzi email dedicati per comunicazioni con le forze dell’ordine e per la rimozione degli account.

L’admin, inoltre, ha pubblicato un messaggio in cui nega ogni addebito di estorsione, sostenendo di aver sempre rimosso gratuitamente i contenuti segnalati, pur ammettendo di aver proposto un servizio a pagamento “proattivo” per la ricerca e rimozione preventiva di link e foto sulle varie piattaforme. «Se ordini una pizza e vai a prenderla di persona, non paghi alcun supplemento – ha scritto – ma la pizzeria può proporti la consegna a domicilio con un costo aggiuntivo».

Lo scandalo ha avuto una risonanza enorme perché, accanto alle donne comuni, sono finite nel mirino anche figure pubbliche come sindache, parlamentari, attrici e influencer. L’indignazione ha spinto istituzioni e associazioni a chiedere una stretta legislativa contro le piattaforme che ospitano contenuti sessisti e non consensuali.

La vicenda, che ricorda per modalità e gravità altri casi internazionali di revenge porn e pornografia non consensuale, rischia di diventare un precedente giudiziario di rilievo in Italia, sia sul fronte penale che su quello civile.

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