Usa, ucciso Charlie Kirk, leader dei giovani MAGA: colpito da un cecchino durante un incontro in Utah - VIDEO -

Un colpo di fucile, partito da un edificio a quasi duecento metri di distanza, ha posto fine alla vita di Charlie Kirk, 31 anni, fondatore di Turning Point USA e volto di punta della destra giovanile americana vicina al movimento MAGA (Make America Great Again) di Donald Trump. La sparatoria è avvenuta mercoledì sera, 10 settembre, nel campus della Utah Valley University (UVU), davanti a un pubblico di circa 3.000 persone riunite per una tappa dell’“American Comeback Tour”.

La dinamica

L’attentato è avvenuto poco dopo l’inizio del discorso: Kirk stava rispondendo a una domanda quando un proiettile lo ha colpito al collo. La scena è stata ripresa dai cellulari di alcuni spettatori: nel panico generale, gli studenti si sono dati alla fuga mentre i soccorsi tentavano disperatamente di tamponare la ferita. L’attivista è stato trasportato d’urgenza in ospedale, ma è morto poco dopo per la gravità delle lesioni.

Secondo le prime ricostruzioni della polizia, il colpo sarebbe partito da un tetto a circa 180-200 metri dal palco. Un uomo, inizialmente fermato perché somigliante al sospetto, è stato successivamente scagionato: il killer resta quindi in fuga. Il governatore dello Utah, Spencer Cox, ha parlato senza mezzi termini di “un assassinio politico che scuote le fondamenta della nostra comunità”.

Chi era Charlie Kirk

Nato in Illinois nel 1993, Kirk aveva fondato Turning Point USA a soli 18 anni, trasformandola in pochi anni nella più influente organizzazione giovanile conservatrice degli Stati Uniti. Figura vicinissima a Donald Trump e al movimento MAGA, era noto per i suoi interventi infuocati nei campus universitari e per le posizioni radicali su immigrazione, identità di genere e politica estera.

Negli anni aveva conquistato un seguito di milioni di follower sui social e un ruolo di rilievo nella scena politica repubblicana, diventando punto di riferimento per migliaia di giovani conservatori. Non senza polemiche: le sue apparizioni nelle università erano spesso contestate e la stessa tappa nello Utah aveva visto nascere una petizione, firmata da quasi mille studenti, che chiedeva di cancellare l’evento.

Reazioni negli Stati Uniti e all’estero

La notizia ha scatenato un’ondata di reazioni politiche e istituzionali. L’ex presidente Donald Trump, grande amico di Kirk, ha scritto sul suo social Truth:

“Il grande, persino leggendario, Charlie Kirk è morto. Nessuno ha capito e guidato la gioventù americana meglio di lui. Era amato, ammirato e rispettato da tutti, soprattutto da me. In suo onore, ordino che tutte le bandiere statunitensi vengano ammainate a mezz’asta fino a domenica sera”.

Anche il vicepresidente JD Vance ha espresso cordoglio con un post su X, mentre figure di primo piano del Partito Repubblicano hanno condannato l’episodio come “un attacco diretto alla libertà di espressione e alla democrazia americana”.

Da Roma è arrivata la voce della premier italiana Giorgia Meloni, che ha definito l’omicidio “un atto atroce, una ferita profonda per la democrazia e per chi crede nella libertà”.

Un clima politico sempre più teso

L’assassinio di Kirk avviene in un contesto già incandescente. Gli Stati Uniti si avviano alle elezioni presidenziali del 2028 in un clima di forte polarizzazione e dopo anni di episodi di violenza politica. Solo poche settimane fa, lo stesso Trump aveva scampato un attentato durante un comizio in Pennsylvania.

Il caso Kirk solleva nuovi interrogativi sulla sicurezza negli eventi pubblici e sulla capacità delle istituzioni di prevenire atti di violenza in un Paese segnato da una cronica emergenza legata alle armi da fuoco.

Pasquale Cirillo

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