Il gip Riccardo Sena del tribunale di Torre Annunziata ha convalidato l’arresto e disposto la custodia in carcere per il 28enne accusato di avere causato la morte di Aniello Scarpati, l’agente della Polizia di Stato deceduto a Torre del Greco a seguito del grave incidente avvenuto nella notte tra sabato e domenica, quando la pattuglia è stata travolta da un potente suv.
Il 28enne ha risposto alle domande del giudice singhiozzando, ha riferito il suo legale. “Ha detto che lui, come la sua famiglia, è distrutto per questa morte”, ha dichiarato l’avvocato Domenico Dello Iacono, difensore dell’indagato. Il giovane ha ammesso l’abuso di alcol (“nell’ultimo bar dove siamo stati ho bevuto due whiskey”) ma ha negato l’assunzione di droga la notte dell’incidente (“ho fatto uso di cocaina, ma 15 giorni fa e non quella sera”). Anche il 28enne, come Scarpati, è di fede evangelista: “Nessuno più di me può capire cosa proviamo quando si subisce una perdita così grande”.
La Procura di Torre Annunziata (pubblico ministero Alessandra Riccio) aveva chiesto il mantenimento della misura cautelare in carcere, parlando di rischio concreto di reiterazione del reato, con un profilo definito come “propensione al delitto”. L’uomo è attualmente detenuto a Poggioreale con l’accusa di omicidio stradale aggravato.
“Chi ha sbagliato pagherà”. Con queste parole Eliana Donadoni, moglie di Aniello Scarpati, ha parlato ai giornalisti all’uscita dei funerali dell’assistente capo coordinatore della Polizia di Stato, morto il 1° novembre nel sinistro di Torre del Greco.
“Amerò mio marito fino all’ultimo giorno del mio respiro e lo ringrazio per avermi dato dei figli meravigliosi”, ha aggiunto la donna davanti alla chiesa cristiana evangelica Adi di via Fra’ Gregorio Carafa a Napoli, dove si è svolta la cerimonia funebre alla presenza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del capo della Polizia Vittorio Pisani.










