Otto colpi di pistola hanno squarciato la tranquillità di Torre Annunziata, riportando la città nell’incubo delle stese. È accaduto intorno alle 20 di giovedì, lungo corso Vittorio Emanuele III, nel pieno del traffico serale. Le ogive, recuperate dagli agenti della Polizia di Stato del commissariato oplontino, raccontano la precisione di un’azione rapida e spietata: una raffica mirata, un chiaro avvertimento.
Il bersaglio e le indagini
L’obiettivo del raid sarebbe stato un’auto a noleggio, in uso a un cittadino incensurato di Torre Annunziata. Un dettaglio, però, ha attirato subito l’attenzione degli investigatori: l’uomo risulta legato da vincoli familiari a figure di vertice del clan Gionta, la storica organizzazione criminale oplontina. Proprio questo legame di sangue potrebbe rappresentare la chiave per interpretare la matrice dell’agguato, ancora avvolta nel mistero.
Gli agenti, giunti sul posto pochi minuti dopo la sparatoria, hanno delimitato l’area, raccolto testimonianze e acquisito immagini di videosorveglianza dalle attività della zona. Si lavora ora per individuare la traiettoria dei colpi e la via di fuga del killer, che si sarebbe dileguato tra i vicoli del centro storico.
Il ritorno della paura
La stesa, eseguita con una precisione che richiama i vecchi metodi della malavita oplontina, riporta in primo piano vecchie tensioni e nuovi equilibri criminali. In città si teme che l’episodio possa essere il segnale di una resa dei conti imminente o di una nuova spartizione dei territori tra gruppi emergenti e famiglie storiche.
Torre Annunziata torna così a convivere con il rumore degli spari, simbolo di un passato che sembrava sopito ma che, ancora una volta, riaffiora nelle notti d’autunno.










