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Per Cristoforo, la vita si era trasformata in un inferno. La sua ex moglie lo aveva denunciato per presunti abusi sessuali sulle due figlie minorenni, nel pieno di un procedimento di separazione coniugale. L’uomo, già obbligato a versare 200 euro di mantenimento mensile per ciascuna figlia in regime di affidamento condiviso, si era ritrovato accusato di essere un “orco”, travolto da un procedimento penale devastante per sé e per la sua famiglia.

Tutto era iniziato con una denuncia-querela presentata dalla donna, un atto che avrebbe poi innescato anni di indagini, udienze e dolore. La Procura aveva chiesto l’archiviazione, ma la madre delle minori si era opposta nel tentativo di mantenere in piedi un impianto accusatorio ormai senza fondamento.

La decisione del gip di Nola

Il gip del tribunale di Nola, valutate le risultanze delle indagini e le memorie difensive presentate dagli avvocati Angela Auriemma e Claudio Fusco, ha infine disposto l’archiviazione del procedimento. Una decisione che ha chiuso definitivamente un caso fondato su menzogne e manipolazioni.

Come emerso nel corso dell’incidente probatorio, il racconto delle bambine appariva incoerente e indotto. La figlia maggiore, ormai adolescente, ha confermato in sede giudiziaria che le accuse erano state costruite dalla madre, la quale aveva iniziato una nuova relazione sentimentale e presentato alle figlie il nuovo compagno come “il loro nuovo papà”.

La verità emersa dal coraggio di una figlia

È stata proprio la figlia maggiore di Cristoforo a scardinare il castello di bugie. Durante un’audizione avvenuta nell’aprile scorso, la ragazza – esasperata dalle vessazioni della madre – ha raccontato tutto ai carabinieri. «Mamma mi diceva che non dovevo sentirlo, non dovevo rispondergli al telefono né contattarlo e la stessa cosa valeva per mia sorella. Non potevamo nemmeno chiamare i nonni paterni o gli zii, mamma diceva che dovevo bloccarlo sul telefono. Ci diceva che M., il suo compagno, doveva fare le veci di padre perché il nostro papà era morto», ha dichiarato.

Le sue parole hanno avuto un peso decisivo: hanno ribaltato l’intero quadro accusatorio e permesso alla giustizia di ristabilire la verità.

Una vita distrutta dalle false accuse

Nel frattempo, la figlia maggiore vive ora in una comunità protetta, mentre la più piccola risiede ancora con la madre. Cristoforo, che oggi ha una nuova compagna e vive con le figlie di lei, è stato descritto dai giudici come un uomo equilibrato e rispettoso, capace di mantenere un comportamento naturale e mai ambiguo anche con le figlie della nuova partner.

Per lui, tuttavia, il danno resta profondo. La macchia di un’accusa infamante, l’isolamento sociale e le ripercussioni psicologiche di anni di sospetti ingiusti hanno lasciato un segno indelebile.

Le parole dei legali: “Ha creduto sempre nella verità”

Gli avvocati Angela Auriemma e Claudio Fusco, che lo hanno difeso in ogni fase del procedimento, hanno espresso soddisfazione per la decisione del gip. «Abbiamo sempre creduto, fin dal primo istante, alla completa innocenza del nostro assistito – hanno dichiarato –. Gli siamo stati accanto sul piano giuridico e umano, nonostante le pesanti ripercussioni personali e sociali che ha dovuto affrontare. Ha vissuto un forte crollo emotivo, ha dovuto rivedere profondamente la propria vita, ma non ha mai smesso di credere nella verità e nella giustizia che, come dimostra questa vicenda, sa fare bene il proprio lavoro».

Una storia di dolore e di riscatto

Il caso di Cristoforo è una vicenda emblematica che mette in luce la fragilità delle relazioni familiari e la devastante potenza delle accuse infondate. Una storia segnata da sofferenza, isolamento e ingiustizia, ma anche da coraggio e redenzione, dove la voce di una figlia ha permesso di liberare un padre innocente da un incubo giudiziario durato anni.

 

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