La sconfitta contro il Ragusa ha acceso una nuova fiammata nel mondo Savoia, scuotendo società, squadra e tifoseria. L’episodio dell’espulsione di Checa e il mancato fischio sul fallo ai danni di Cadilli hanno alimentato la percezione di un’altra giornata vissuta tra torti subiti e occasioni negate, già evidenziata da vari commenti sulla stampa e ripresa con forza nel messaggio ufficiale firmato dal Principe Emanuele Filiberto di Savoia e dal dottor Nazario Matacchione, presidente di Casa Reale Holding Spa. La società, però, pur denunciando le ingiustizie, sceglie una linea netta: nessun alibi, solo battaglia.
Il momento di frizione dopo la gara
Nel racconto di quanto successo in campo emerge un clima di forte esasperazione, maturato dopo quello che viene percepito come l’ennesimo episodio sfavorevole. L’espulsione di Checa a risultato ancora aperto (2-1) viene letta come un colpo basso, mentre il mancato fischio sul fallo a Cadilli prima del terzo gol rappresenta, per la società, una “ferita ancora aperta”. La critica, però, non diventa mai rifugio: dal club arriva la volontà di assumersi le proprie responsabilità, evidenziando che contro il Ragusa non tutte le scelte sono state quelle giuste.
Il messaggio della società: una dichiarazione di guerra sportiva
Il cuore della giornata è racchiuso nel messaggio pubblicato dalla società. Un testo dal tono diretto, vibrante, identitario, che accende la squadra e chiama a raccolta l’ambiente.
Il comunicato inizia senza giri di parole, denunciando apertamente gli episodi contestati:
«Ieri abbiamo visto l’ennesima ingiustizia. L’ennesimo torto. L’ennesima mancanza di rispetto verso il lavoro, il sudore e il sacrificio di un gruppo intero. L’espulsione inesistente di Checa, sul 2-1, è stata un colpo basso. Il mancato fischio sul fallo a Cadilli, prima del terzo gol, è una ferita aperta».
Il testo, firmato dal Principe Emanuele Filiberto e da Nazario Matacchione, ribadisce la stanchezza della società nel vedere il Savoia “combattere contro tutto e contro tutti”, ma chiarisce immediatamente la posizione:
«Non useremo mai questi torti come scudo. Noi non siamo fatti per cercare scuse. Noi siamo fatti per combattere».
Autocritica e responsabilità
Nella lunga dichiarazione, la società riconosce la necessità di guardarsi dentro e analizzare le proprie colpe:
«Contro il Ragusa, alcune scelte e alcune decisioni nostre non sono state quelle giuste. Perché chi non ammette la propria parte non è un guerriero. E noi lo siamo».
Questo passaggio evidenzia uno dei punti centrali della comunicazione: accettare gli errori come parte del processo, senza però arretrare nella determinazione. La dirigenza ribadisce la propria presenza con fermezza:
«La società c’è. La società risponde. La società si prende tutto quello che deve prendersi. E ve lo giuriamo: questa sconfitta non ci fa indietreggiare nemmeno di un passo».
L’identità del gruppo e la chiamata alle armi
Una parte significativa del messaggio è dedicata alla definizione dell’identità della squadra, descritta come un’unità compatta e combattiva:
«Questa squadra non è un semplice gruppo di giocatori. È un esercito. Un esercito di uomini che ha il cuore pieno, la testa dura e lo stomaco forte».
Viene evocato il peso storico ed emotivo del nome Savoia, descritto come qualcosa che “pesa, brucia e vibra”, e che non può essere piegato da una sconfitta o da un torto arbitrale.
Il rapporto con tifosi e imprenditori
Il messaggio affronta anche il tema della partecipazione e del supporto esterno. La società non nasconde la delusione per uno stadio non all’altezza delle aspettative e per la carenza di una solida presenza imprenditoriale, ma ribadisce di non voler dipendere da nessuno:
«Non ci ha fermato vedere uno stadio non pieno come avrebbe dovuto essere. Non ci ha fermato la mancanza di un’adeguata vicinanza imprenditoriale come sponsor».
La promessa è chiara: se il cammino richiederà interventi sul mercato, verranno fatti senza tentennamenti. «Faremo ciò che serve. Quando serve. Con chi serve».
L’obiettivo dichiarato: dominare il campionato
La parte finale del messaggio è un crescendo di motivazione, un invito a trasformare la rabbia in energia:
«Da adesso in poi, nessuna testa bassa. Nessun passo indietro. Nessun dubbio. Solo una strada, avanti. Sempre avanti».
E arriva la dichiarazione più forte, il manifesto programmatico della stagione:
«Noi non siamo qui per partecipare. Siamo qui per dominarlo, questo campionato».
Il testo si chiude con un’esortazione che è già diventata slogan:
«Il Savoia non cade. Il Savoia ruggisce. Il Savoia combatte. E il Savoia vince. Adesso si va in guerra. Avanti tutta. Avanti Savoia!»
Una giornata che segna uno spartiacque
Alla luce degli avvenimenti e delle reazioni, la giornata segna un punto di svolta nella narrazione stagionale del Savoia: tra proteste, autocritica, unità societaria e un’impronta comunicativa forte, che rilancia ambizioni e obiettivi. Una sconfitta che, nel racconto ufficiale, diventa carburante per una corsa che vuole ripartire subito, con maggiore intensità.










