La violenza di genere continua a rappresentare una delle emergenze sociali più radicate sul territorio di Napoli e provincia. A poche ore dalla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Comando Provinciale dei Carabinieri diffonde una nuova analisi che fotografa un fenomeno complesso, trasversale e purtroppo ancora profondamente diffuso.
Dietro i numeri, però, ci sono storie. Storie di donne che imparano a muoversi in silenzio dentro le proprie case, ma anche di altre che trovano il coraggio di chiedere aiuto e denunciare. “Martina, Olena, Daniela, Marta”: nomi scolpiti nella memoria delle forze dell’ordine e simbolo di una violenza che non conosce età né confini sociali.
Un fenomeno trasversale
Secondo l’analisi dei Carabinieri, la violenza di genere non appartiene a categorie economiche o culturali specifiche, ma attraversa tutte le fasce sociali. Le dinamiche ricorrenti mostrano comportamenti di controllo, gelosia ossessiva e incapacità di accettare la fine della relazione: indicatori di modelli relazionali distorti che emergono in contesti molto diversi tra loro.
Napoli e provincia: distribuzione equa dei casi
Il 50% delle denunce arriva dal capoluogo, l’altro 50% dai comuni della provincia.
Un dato che evidenzia un fenomeno esteso e omogeneo, e non legato a particolari aree o contesti fragili.
Il momento della denuncia
Interessante il quadro sulle tempistiche:
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La maggior parte delle donne denuncia subito, spesso a causa della gravità dei fatti o della presenza di minori da tutelare.
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Un numero significativo di denunce arriva invece tra i 3 e i 6 mesi dal primo episodio, un tempo che riflette paure, fragilità economiche, dipendenza affettiva e il timore per eventuali ritorsioni.
L’80% delle vittime ha figli
In otto casi su dieci le donne che subiscono violenza hanno figli, spesso minorenni. Questo rende l’intero nucleo familiare più vulnerabile: i bambini assistono alle aggressioni o ne percepiscono le conseguenze emotive, mentre la presenza dei figli complica le scelte di separazione o allontanamento.
Il dato più allarmante: nel 90% dei casi l’aggressore è un ex partner
La fase più pericolosa è quella della separazione.
Nel 90% dei casi, autore delle violenze è l’ex compagno, che vive la fine della relazione come una perdita di controllo. Soltanto un caso su dieci riguarda sconosciuti o conoscenze occasionali.
L’impegno dell’Arma: più ascolto, più spazi protetti
I Carabinieri sottolineano che il contrasto alla violenza di genere richiede un lavoro integrato tra forze dell’ordine, magistratura, servizi sociali e comunità.
Proprio per offrire un luogo sicuro in cui raccontarsi, sono operative in provincia di Napoli quattro “stanze tutte per sé”, nate dal Protocollo d’Intesa tra Soroptimist International d’Italia e Arma dei Carabinieri:
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Caserma di Capodimonte
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Compagnia di Caivano
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Tenenza di Ercolano
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Caserma Podgora (Gruppo Napoli – Compagnia Stella)
Il 25 novembre sarà inaugurata una nuova stanza nella Caserma Cesare Battisti della Compagnia di Bagnoli.
La fiducia può salvare una vita
Spesso a cambiare il destino è un gesto semplice: una telefonata, una confidenza raccolta da una carabiniera, un varco aperto nel silenzio che dura da anni.
Il messaggio dell’Arma è chiaro: denunciare è un passo enorme, ma non è mai un passo da fare da sole.
Il silenzio non protegge: la fiducia sì.










