L’uomo aveva dichiarato di essersi «innamorato» della ragazza quando lei aveva appena otto anni, un’affermazione resa con naturalezza durante l’udienza a Nola e che ha restituito tutta l’inquietudine di una vicenda capace di segnare per anni la vita di una famiglia intera, non solo della vittima oggi quarantaduenne.

L’origine della condotta persecutoria

Dal procedimento celebrato al tribunale di Nola sono emersi tutti gli elementi che hanno delineato una condotta perseguitante sistematica, radicata nel tempo e mai interrotta. L’imputato ha raccontato di aver notato la donna quando era una bambina, accompagnata dal padre, un dettaglio che secondo l’accusa dimostra la lunga durata della fissazione. Il pubblico ministero aveva inizialmente richiesto un anno di reclusione, ma il giudice ha valutato la pena insufficiente, aggravandola a un anno e mezzo e disponendo anche l’obbligo di intraprendere un percorso di psicoterapia, riconoscendo il carattere patologico della dinamica persecutoria.

La presenza costante e gli episodi ricorrenti

Secondo quanto emerso in aula, l’uomo non ha mai smesso di cercare la vittima. La sua presenza è diventata col tempo costante, con pedinamenti, appostamenti, inseguimenti che rendevano impossibile per la donna condurre una quotidianità normale. Tra gli episodi più significativi è stato ricordato quello avvenuto in chiesa, durante una messa di commemorazione per una cugina della donna: anche uno spazio privato, dedicato al lutto e al raccoglimento, è stato trasformato in un luogo di invasione.

I tentativi di avvicinamento e i regali indesiderati

La vittima ritrovava puntualmente segni della presenza dell’uomo: fiori, regali, lettere, oggetti lasciati davanti alla porta di casa, fino ad arrivare persino a un’automobile. Ogni dono veniva restituito, ma il rifiuto non scoraggiava l’imputato, anzi sembrava alimentare ancora di più la sua insistenza. Le testimonianze raccolte hanno illustrato una lunga sequenza di attenzioni non richieste che, secondo l’accusa, costituivano una forma di pressione psicologica continua.

La denuncia e le misure di protezione

Come accade in molti casi di stalking, all’inizio la donna ha esitato a rivolgersi alle autorità. Con il passare dei mesi, però, la situazione è diventata insostenibile e la denuncia è stata inevitabile. Da marzo 2024 è stato disposto nei confronti dell’uomo il divieto di avvicinamento, con l’installazione del braccialetto elettronico, misura seguita da un lavoro costante di vigilanza e monitoraggio da parte dei Carabinieri, che hanno garantito un primo livello di protezione alla donna e alla sua famiglia.

La sentenza di primo grado

Il procedimento si è concluso con la condanna in primo grado a un anno e mezzo di reclusione e con l’obbligo di seguire un percorso terapeutico. La decisione ha riconosciuto la gravità di una persecuzione protratta nel tempo, caratterizzata da un intreccio di comportamenti che hanno limitato la libertà personale della vittima, trasformando la sua vita quotidiana in un terreno di ansia costante.

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