Il nome del clan Licciardi — storica struttura criminale dell’area nord di Napoli — oggi non evoca solo traffici di droga o estorsioni tradizionali, ma un sistema articolato di controllo economico, sociale e politico. Durante la conferenza stampa convocata in Procura dal Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli (DDA), il procuratore capo Nicola Gratteri ha spiegato come la cosca abbia trasformato il suo modello operativo, diventando una holding mafiosa, in grado di infiltrarsi stabilmente nella geografia economica e sociale della città, manovrando affari leciti e illeciti, gestendo alloggi popolari, riscossione crediti, scommesse, truffe online, e imponendo consenso politico.
L’evoluzione dopo l’arresto di Maria Licciardi: Abbatiello reggente e nuova struttura del potere
Dopo l’arresto della boss storica del clan, Maria Licciardi, il 7 agosto 2021, e l’uscita dal carcere del luogotenente Paolo Abbatiello nel luglio dello stesso anno, la leadership della famiglia camorristica è passata nelle mani di Abbatiello. Secondo quanto hanno ricostruito gli inquirenti, sotto la sua reggenza, il clan non ha mostrato segni di debolezza, ma al contrario ha ampliato e rafforzato le sue articolazioni interne. Abbatiello è stato indicato come il vero reggente del clan, promotore della nuova strategia: un’organizzazione centralizzata, con ruoli definiti, in grado di coordinare operazioni complesse.
Attraverso la mediazione di Abbatiello, il clan ha ricostruito i suoi ranghi e definito un organigramma che comprende figure come Luigi Esposito e suo nipote Salvatore Sapio, uomini di fiducia incaricati di funzioni operative delicate, come la gestione di estorsioni e il recupero crediti. Le rispettive compagne, Martina Ferrara e Vincenza Russo, hanno avuto un ruolo non marginale nell’agevolare le attività della cosca, confermando che il clan si regge anche su vincoli familiari e relazionali consolidati. In questo modo la cosca ha mantenuto coesione interna e continuità operativa, mettendo in campo una struttura capace di gestire molteplici interessi economici e criminali con efficienza organizzativa.
Dal pizzo tradizionale a un modello da holding: affari, credito e scommesse
Secondo la ricostruzione emersa in conferenza stampa, il clan Licciardi ha progressivamente abbandonato — o affiancato — il modello tradizionale delle estorsioni di strada, per adottare una modalità più sofisticata e redditizia. Una delle direttrici principali di questo cambiamento è stata la trasformazione in intermediario di crediti e riscossioni per conto di imprenditori anche estranei al mondo mafioso. Situazioni di debito tra soci di attività imprenditoriali venivano risolte con l’intervento del clan, che si proponeva come garante della riscossione, in cambio di profitti e “tasse” da corrispondere alla cosca.
Un caso analizzato dagli inquirenti coinvolge l’imprenditore Maurizio Attrattivo e il socio Gabriele Capparelli, nella società Riva Alta, legata a un ristorante di prestigio di Posillipo, l’ex “Giuseppone a mare”. Attrattivo si rivolgeva ad Abbatiello per costringere Capparelli a corrispondergli 40.000 euro per uscire dalla società. Nel corso di una conversazione intercettata, Attrattivo si mostrava calmo e lucido: “Già abbiamo fatto tutti i conti io e lui… Sono trentamila euro… ma a Colombo chi li deve pagare se la causa non va in porto?”. L’episodio dimostra come la cosca fosse in grado di gestire contratti, debiti e affari economici complessi, operando come un ente che media tra privati e risolve controversie economiche con il suo peso criminale.
Accanto a queste attività si è aggiunta la gestione di una vasta rete di scommesse clandestine e truffe online, in cui il clan imponeva tangenti anche fino a 50.000 euro a specialisti del web che operavano per i suoi interessi. In questo modo i Licciardi si sono infilati in mercati moderni e globali, espandendo il loro raggio d’azione ben oltre i confini tradizionali della camorra.
Inoltre, il clan ha continuato a ricavare profitti anche da attività di ristorazione e organizzazione di eventi, come dimostra il caso del locale a Posillipo e dell’evento con il cantante Tony Colombo, durante il quale sono state elevate sanzioni per oltre 100.000 euro per violazioni della sicurezza sul lavoro, mostrando come il clan possa utilizzare il settore formalmene lecito trasformando ristoranti, serate e eventi in occasioni di guadagno illecito e controllo.
Case popolari e consenso elettorale: il potere sul territorio come bene da spartire
Uno dei punti nevralgici illustrati in conferenza stampa riguarda la gestione degli alloggi di edilizia popolare: un fronte cruciale per il controllo del territorio e del consenso sociale. La DDA ha documentato almeno un caso in cui una persona assegnataria di un alloggio è stata costretta a pagare 16.000 euro per mantenere la propria abitazione. Questo meccanismo — spiega Gratteri — non serve solo a spremere denaro, ma a costruire pacchetti di voti che il clan può poi indirizzare in occasione delle elezioni.
Come spiegato dallo stesso procuratore capo: “Quando ci saranno le elezioni locali o nazionali, le persone che abitano in quella casa popolare voteranno e faranno votare per chi decide la camorra. Il controllo del territorio è preminente rispetto ai soldi”. La gestione delle case popolari diventa dunque una forma di potere sociale e politico, che va ben al di là del profitto economico, trasformando benefici abitativi in moneta di scambio elettorale e garanzia di fedeltà.
Comunicazioni dal carcere: cellulari per mantenere il controllo e ordinare affari
Un altro aspetto emerso con chiarezza è l’uso di cellulari all’interno delle carceri da parte degli affiliati al clan, per continuare a impartire ordini, gestire estorsioni, traffici e affari anche quando erano detenuti. Le indagini hanno riscontrato che alcuni detenuti, pur già in carcere, continuavano a dirigere le attività criminali tramite dispositivi vietati. Tra gli indagati colpiti dalle misure cautelari figura Alessandro Giannelli, già ristretto, ritenuto vicino alla cosca, che manteneva contatti con l’esterno attraverso smartphone. Questo elemento è stato definito dai magistrati come uno dei modi in cui il clan riesce a garantire la continuità operativa, sfruttando ogni possibilità per mantenere il controllo e la capacità di comando anche dietro le sbarre.
Alleanze, spartizioni e cooperazione criminale: il cartello dell’Alleanza di Secondigliano
Il clan Licciardi non agisce da solo. Fa parte del più ampio cartello criminale noto come Alleanza di Secondigliano, insieme ad altri gruppi camorristici che operano in varie aree di Napoli e della provincia. Nella conferenza stampa si è rimarcato come la cosca mantenga rapporti di cooperazione con clan satelliti e di alleanza con altri gruppi per spartirsi territori, affari e interessi economici.
La struttura organizzativa e criminale è quindi ramificata su più zone: dall’area nord di Napoli fino alla provincia, passando per quartieri popolari e zone strategiche dove la camorra esercita il suo potere. In questo contesto, il clan fungerebbe da fulcro del sistema mafioso, coordinando attività e rapporti grazie a una centralità decisionale rafforzata dalla sua capacità di integrare economia illegale e legale, influenza politica e controllo sociale.
Un nuovo modello camorristico: dalla violenza di strada al dominio economico e sociale
Il quadro emerso dalla conferenza stampa e dalle indagini — condotte tra il 2022 e il 2023 dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Napoli con l’appoggio della DDA — mostra chiaramente come il clan Licciardi abbia operato una profonda metamorfosi. Il modello tradizionale, basato su traffici di droga, estorsioni fisiche e violenza, coesiste ormai con una strategia di dominio economico, politico e sociale. La criminalità si infiltra nel tessuto imprenditoriale, nella gestione delle abitazioni popolari, nelle relazioni di potere e nei meccanismi di voto. Il clan ha imparato a muoversi come un’azienda criminale strutturata, capace di operare attraverso intermediari, reti di credito, affari nel settore della ristorazione, scommesse, truffe online, controllo sociale e influenza politica.
Per la Procura e per i carabinieri, questi elementi dimostrano che l’Alleanza di Secondigliano, con i Licciardi protagonisti, resta oggi «quanto mai solida e fortemente radicata sul territorio». Il vecchio volto della camorra, quello del terrore di strada, non è sparito, ma è stato ampliato da un assetto più sofisticato: un sistema che unisce economia illegale e legale, potere criminale e capacità di condizionare la società.









