La sera dell’antivigilia di Natale del 2021, una rapina armata all’interno di una pescheria di Boscoreale si trasformò in un omicidio. Antonio Morione, commerciante e titolare del negozio, venne ucciso durante l’assalto, mentre tentava di proteggere la figlia. A distanza di oltre quattro anni, la Corte di Assise di Napoli ha emesso la sentenza di primo grado nei confronti dei quattro imputati ritenuti responsabili della rapina-omicidio, accogliendo quasi integralmente le richieste avanzate dalla Procura di Torre Annunziata.
La sentenza della Corte di Assise di Napoli
La terza sezione della Corte di Assise di Napoli, riunita in aula 116, ha condannato all’ergastolo Giuseppe Vangone, indicato come esecutore materiale dell’omicidio di Antonio Morione. Pene detentive elevate sono state inflitte anche agli altri componenti del commando di rapinatori armati: trenta anni di reclusione ciascuno per Luigi Di Napoli e Angelo Palumbo, ritenuti parte attiva dell’assalto, e venti anni per Francesco Acunzo.
Complessivamente, le condanne ai complici ammontano a ottanta anni di carcere, mentre per Vangone è stata riconosciuta la massima pena prevista dall’ordinamento.
Le richieste della Procura e il lavoro investigativo
La sentenza accoglie quasi integralmente la requisitoria della Procura di Torre Annunziata, che aveva chiesto l’ergastolo per tutti e quattro gli imputati. Il procedimento è stato coordinato dal procuratore Nunzio Fragliasso, al termine dell’attività istruttoria svolta dai pubblici ministeri Andreana Ambrosino e Giuliana Moccia.
Secondo l’impianto accusatorio riconosciuto dai giudici, la rapina si concluse con l’uccisione del pescivendolo dopo il suo tentativo di difendere la figlia dall’aggressione dei malviventi entrati armati nella pescheria.
L’omicidio di Antonio Morione
I fatti risalgono al 23 dicembre 2021, quando Antonio Morione venne colpito mortalmente all’interno del proprio esercizio commerciale. L’azione violenta si consumò in pochi istanti, durante una rapina che finì in tragedia. La vicenda scosse profondamente la comunità di Boscoreale e di Torre Annunziata, città natale di Morione, colpita dalla morte di un commerciante conosciuto e stimato.
Il procedimento giudiziario ha consentito di ricostruire i ruoli dei singoli imputati all’interno del gruppo e le modalità dell’assalto, culminato nell’omicidio del pescivendolo.
La reazione dei familiari e della Fondazione Polis
Alla lettura del verdetto, i familiari della vittima hanno assistito in aula con volti tesi ed emozionati. «Abbiamo accolto la sentenza insieme alla moglie e ai figli in lacrime», ha dichiarato don Tonino Palmese, presidente della Fondazione Polis della Regione Campania, costituitasi parte civile nel processo.
«Come sempre affermiamo l’importanza della verità e della giustizia per i familiari delle vittime, a cui siamo vicini nella vita e nel percorso giudiziario, rispettando ogni sentenza», ha aggiunto Palmese, soffermandosi sul lavoro svolto accanto ai parenti di Antonio Morione.
«In questi anni la famiglia di Antonio, durante ogni udienza, è stata accompagnata dall’equipe di esperte della nostra Fondazione, un’equipe di umanità prima che di competenze, un accompagnamento continuo per consentire a chi ha subito la perdita violenta di intraprendere un percorso nuovo, dove la dignità di ciascuna vittima sia riconosciuta non solo nelle aule dei Tribunali, ma in ogni luogo della nostra nazione».
Sentenza di primo grado e possibilità di appello
Il verdetto pronunciato dalla Corte di Assise di Napoli rappresenta un giudizio di primo grado. Le condanne inflitte a Giuseppe Vangone, Luigi Di Napoli, Angelo Palumbo e Francesco Acunzo potranno essere impugnate dai difensori in Appello, secondo quanto previsto dal codice di procedura penale.









