È Ciro Passeggia a intervenire pubblicamente dopo l’autosospensione di tredici componenti del Comitato Direttivo del Partito Democratico di Torre Annunziata, una decisione che ha aperto una profonda crisi politica interna al circolo cittadino. Il segretario dem prende posizione con una nota, respingendo la ricostruzione contenuta nel documento dei firmatari e contestando la veridicità delle motivazioni addotte. «Avrò anche commesso degli errori, ma le motivazioni non sono veritiere», afferma, chiarendo sin da subito il perimetro del suo intervento.

La presa di posizione del segretario cittadino

Passeggia spiega di aver appreso dell’iniziativa dalla stampa, sottolineando un elemento che ritiene rilevante sul piano politico e metodologico. «Ho appreso dalla stampa che tredici componenti del Comitato Direttivo del Circolo di Torre Annunziata, con una nota indirizzata al Segretario Regionale e al Segretario Metropolitano, hanno comunicato la loro volontà di autosospendersi dall’organismo di cui fanno parte», scrive.

Il segretario sottolinea che il documento non gli è stato indirizzato direttamente, ma richiama comunque un principio di correttezza politica: «Il documento non è stato indirizzato a me, ma l’obbligo della correttezza appartiene a quanti praticano quel valore».

Le accuse contenute nel documento dei tredici

Nel testo inviato ai vertici territoriali del partito, i firmatari attribuiscono a Passeggia la responsabilità di un grave immobilismo politico, sostenendo che negli ultimi sei mesi il circolo non avrebbe promosso alcuna iniziativa pubblica, nemmeno durante fasi politicamente rilevanti come le elezioni regionali.

Il documento denuncia inoltre una disorganizzazione economica e finanziaria, un isolamento politico crescente e una gestione descritta come divisiva e arrogante, ritenuta incompatibile con il ruolo di segretario cittadino. Tra le richieste avanzate compare quella di un commissariamento del circolo, finalizzato a ristabilire un’azione politica unitaria.

I firmatari e gli equilibri interni al circolo

A sottoscrivere il documento sono tredici membri del Direttivo su venticinque, ai quali si aggiungono le firme di tre consiglieri comunali: il capogruppo Fabio Giorgio e i consiglieri Luisa Acunzo e Gaetano Ruggiero, che pur facendo parte del Direttivo non dispongono del diritto di voto all’interno dell’organismo.

Assente tra i firmatari Nella Monaco, consigliera comunale ed esponente dell’area di minoranza, candidata a segretaria al congresso cittadino di un anno fa in contrapposizione proprio a Passeggia. Il quadro che emerge stando a quanto sta avvenendo, è quello di una frattura trasversale, che coinvolge maggioranza, minoranza e gruppo consiliare, con scelte non allineate agli schieramenti tradizionali.

Non c’è pace dunque nel Pd torrese che, alla luce di tutte queste “variabili impazzite”, sembra un partito ancora una volta alla deriva nel mare di lotte intestine che ormai da troppi anni minano la politica e la vita amministrativa oplontina. Una città che pur premiando nelle urne i “discepoli” di quella che fu la “falce e martello”, non viene ricambiata da una classe politica litigiosa e apparentemente non interessata al bene di Torre Annunziata quanto alla sete di potere interno.

La replica di Passeggia alle accuse di immobilismo

Il segretario cittadino contesta nel merito la narrazione proposta dai firmatari. «Ogni scelta, in democrazia, è legittima, ma la narrazione prospettata e le motivazioni addotte, a mio giudizio, non sono veritiere», afferma, senza negare la possibilità di aver commesso limiti nel proprio operato.

Passeggia rivendica un atteggiamento rispettoso nei confronti di tutte le posizioni espresse: «Ho il massimo rispetto per l’opinione dei firmatari che sin dal congresso hanno osteggiato l’azione politica del Circolo e della maggioranza», aggiungendo parole analoghe per chi aveva inizialmente sostenuto la sua candidatura e oggi ha cambiato orientamento, verso i quali dichiara «una caritatevole comprensione umana».

Il riferimento al contesto politico nazionale del Pd

Nel suo intervento, Passeggia colloca la crisi oplontina in un momento particolare per il Partito Democratico. «Mentre l’Assemblea nazionale del Pd svoltasi a Roma sanciva una più larga unità del partito nazionale in vista delle prossime elezioni politiche», osserva, evidenziando il contrasto tra il clima di responsabilità condivisa emerso a livello nazionale e la tensione interna esplosa nel circolo di Torre Annunziata.

A Roma, infatti, l’Assemblea ha segnato un punto di equilibrio tra la maggioranza congressuale che sostiene Elly Schlein e l’area vicina al presidente Stefano Bonaccini, mentre sul piano locale si consuma una rottura profonda.

Il blocco dell’attività del circolo e l’ipotesi congresso

L’autosospensione dei tredici membri determina di fatto il blocco dell’attività del Circolo “Raffaele Di Sarno”, aprendo la strada alla convocazione di un nuovo congresso cittadino. Il regolamento interno del Pd oplontino, tuttavia, non prevede formalmente il commissariamento, ma la nomina di un coordinamento incaricato di accompagnare il partito fino alla celebrazione del congresso.

L’intervento dei Giovani Democratici

Alla crisi del Direttivo si è aggiunta la presa di posizione dei Giovani Democratici di Torre Annunziata Oplonti, che in una nota hanno chiesto un azzeramento dell’attuale classe dirigente del circolo. «Siamo favorevoli a ogni tentativo di riportare un livello minimo di attività politica nel Circolo cittadino», scrivono, sostenendo però che ciò sia possibile solo attraverso un cambio radicale.

I Giovani Democratici denunciano una totale assenza di iniziativa politica negli ultimi sei mesi, ricordando che «l’ultimo momento di rilievo resta quello del 5 giugno in Villa Parnaso» e rivendicando di aver garantito una presenza costante sul territorio, con assemblee settimanali e attività associative. «È stato grazie ai Giovani Democratici e a pochi altri iscritti che la Sezione ha potuto restare realmente aperta», si legge ancora nella nota.

L’attesa delle decisioni degli organismi del partito

Di fronte a un quadro politico fortemente frammentato, Passeggia ribadisce la scelta di non alimentare ulteriori polemiche. «Non replicherò perché non intendo alimentare rissosità; attendo, invece, fiducioso le determinazioni degli organismi ai quali mi sono rimesso, qualsiasi esse siano».

Il segretario conclude riaffermando la propria collocazione politica e il legame con il Pd: «Resto a disposizione del Partito Democratico che considero un luogo fondamentale di confronto e di partecipazione democratica; per me il Pd non sarà mai una sosta temporanea all’interno di tour infiniti nei territori della convenienza o una porta girevole nella quale si confonde o si sovrappone la cultura della destra e quella, che sento profondamente mia, di centrosinistra».

Filippo Raiola

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