Per anni e anni il Comune di Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli, avrebbe sostenuto spese di illuminazione elettrica per edifici privati, caricandole sul bilancio dell’illuminazione pubblica. È quanto emerso al termine di un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Casalnuovo di Napoli, sotto il coordinamento della Procura regionale della Corte dei conti della Campania, che ha portato alla contestazione di un danno erariale superiore a 60 mila euro nei confronti di quattro funzionari comunali pro tempore.
Le indagini della Guardia di Finanza
Secondo quanto ricostruito dai finanzieri, 326 lampioni risultavano installati all’interno di cortili di abitazioni private, e non in spazi di accesso pubblico o lungo la pubblica via. Nonostante la collocazione privata, gli impianti erano alimentati dalla rete di illuminazione pubblica, con costi integralmente sostenuti dal Comune.
Gli accertamenti hanno evidenziato che tale situazione si protraeva da molti anni, generando un utilizzo improprio di risorse pubbliche destinate ai servizi collettivi.
La decisione risalente agli anni Ottanta
Dalle verifiche è emerso che «la decisione politica di alimentare, a spese della collettività, impianti di illuminazione serventi cortili chiusi risaliva agli anni Ottanta». Una scelta che, secondo quanto riportato nella nota degli inquirenti contabili, non sarebbe mai stata rimeditata nel tempo, nonostante il mutare del contesto normativo e amministrativo.
La stessa nota evidenzia che la questione era stata portata all’attenzione degli amministratori locali negli ultimi anni, a seguito della segnalazione di un cittadino, senza che vi fossero interventi risolutivi fino all’avvio delle indagini.
Il ruolo della Procura regionale della Corte dei conti
L’inchiesta è stata coordinata dalla Procura regionale della Corte dei conti per la Campania, guidata dal procuratore Antonio Giuseppone, con il sostituto procuratore Raffaele Cangiano. Al termine dell’attività istruttoria, la Procura ha notificato un atto di citazione nei confronti di quattro funzionari comunali pro tempore, ritenuti responsabili della cattiva gestione dell’illuminazione pubblica.
Secondo l’impostazione accusatoria, la gestione avrebbe consentito a plessi privati di beneficiare di illuminazione notturna, pur con spese di alimentazione e manutenzione poste a carico delle casse comunali.
La quantificazione del danno erariale
Il danno erariale contestato, pari a 62.822 euro, riguarda esclusivamente gli anni 2022 e 2023. Per tale periodo, il tempo complessivo di illuminazione artificiale giornaliera è stato stimato in oltre 8.200 ore, mentre il costo dell’energia consumata per ogni ora di accensione è stato calcolato in 7 euro.
La Procura ha chiarito che la cifra contestata non include gli anni precedenti, durante i quali l’illuminazione sarebbe comunque rimasta attiva, ma si limita al periodo oggetto di puntuale quantificazione contabile.
L’interruzione dell’alimentazione elettrica nel 2024
Lo spreco di risorse pubbliche si è protratto fino all’inizio del 2024, quando, «proprio a seguito dell’iniziativa della Procura regionale e delle indagini condotte dai finanzieri della Compagnia di Casalnuovo», l’azienda municipalizzata ha avviato la progressiva disalimentazione degli impianti privati.
L’intervento ha posto fine all’erogazione di energia elettrica pubblica verso strutture collocate in aree private e non accessibili alla collettività, interrompendo una pratica che, secondo quanto accertato, era rimasta invariata per decenni.










