Le mani del gruppo criminale dei Fontana sul porto borbonico di Castellammare di Stabia, nel rione Acqua della Madonna. La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di 12 indagati, accusati a vario titolo di estorsione, minaccia e danneggiamento, reati aggravati dal metodo mafioso.
Ieri mattina i carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata hanno notificato il provvedimento, firmato dalla DDA, a soggetti detenuti e ad altri indagati a piede libero. Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero agito avvalendosi della forza intimidatoria derivante dall’appartenenza al gruppo criminale dei “Fasano”, sodalizio con roccaforte proprio nel quartiere dell’Acqua della Madonna, area del centro antico che si affaccia sul porto borbonico.
Il provvedimento riguarda Assunta Nancy Fontana, Nancy Palumbo, Aniello Di Costanzo, Ciro Fontana (classe 1992), Andrea Cesaro, Alessandro Fontana, Mariarosaria Fontana, Filomena Fontana, Giovanna Maragas, Maria Grazia D’Apice, Francesco Fontana, Ciro Fontana (classe 1989), Alfonso Fontana e Cristina Schiavone.
Quest’ultima si trova agli arresti domiciliari, mentre Ciro Fontana (classe ’89), Alfonso e Francesco Fontana sono detenuti in carcere dal 22 gennaio scorso, quando furono arrestati con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un ormeggiatore del porto borbonico. Per quei fatti è in corso un processo davanti al Tribunale di Torre Annunziata. Nello stesso procedimento figura anche Mauro Fontana, anch’egli detenuto, ma non indagato in questa tranche.
L’indagine, coordinata dal pm Giuseppe Cimmarotta, nasce proprio dal blitz del 22 gennaio che colpì il gruppo criminale dei Fontana. Secondo la ricostruzione dell’Antimafia, poche ore dopo gli arresti un gruppo di persone si sarebbe recato negli uffici dell’imprenditore navale vittima delle pressioni.
Per l’accusa, Assunta Nancy Fontana, Nancy Palumbo e Aniello Di Costanzo avrebbero distrutto una struttura rimovibile situata sul porto borbonico, utilizzata per la gestione burocratica dell’attività, gettandola in mare. Contemporaneamente, Ciro Fontana (classe ’92), Andrea Cesaro, Alessandro Fontana, Mariarosaria Fontana, Filomena Fontana, Giovanna Maragas e Maria Grazia D’Apice si sarebbero recati nel bar gestito dall’imprenditore, minacciando l’intera famiglia.
Secondo gli inquirenti, le due spedizioni punitive sarebbero state motivate dalla convinzione che l’ormeggiatore avesse già denunciato le estorsioni alle forze dell’ordine, circostanza che – sempre secondo l’accusa – non corrispondeva al vero, poiché le dichiarazioni dell’imprenditore arrivarono solo successivamente.
Tra i capi di imputazione figura anche la gestione di un pontile abusivo. In particolare, Francesco Fontana, detto “chiccone”, avrebbe richiesto senza alcuna autorizzazione somme tra 80 e 100 euro al mese per l’ormeggio delle barche, talvolta pretendendo anche prodotti alimentari come forma di pagamento. Un’accusa analoga riguarda Ciro Fontana (classe ’89), che avrebbe incassato da un altro imprenditore navale cifre tra i 100 e i 200 euro ogni tre mesi.
La Procura ritiene di aver ricostruito un sistema di controllo intimidatorio su una delle aree più delicate e strategiche della città, confermando l’attenzione degli investigatori sul porto borbonico e sul contrasto alle infiltrazioni criminali nel tessuto economico locale.










