Le dimissioni da consigliere comunale erano già state formalizzate nei giorni scorsi. Oggi, però, Sandro Ruotolo torna a intervenire pubblicamente con una ulteriore lettera, molto più esplicita nei toni e nei contenuti, che assume il valore di un atto di accusa politico nei confronti dell’amministrazione di Castellammare di Stabia e del sindaco Luigi Vicinanza.

«L’indifferenza è complicità. O si è contro la mafia o si è complici della mafia». Ha ragione il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La vicenda di Castellammare di Stabia ci impone di scegliere.

Non si tratta, dunque, di una spiegazione tardiva del passo indietro, ma di un nuovo intervento che amplia e dettaglia le ragioni della rottura, chiamando direttamente in causa la maggioranza di centrosinistra e, soprattutto, la responsabilità politica del primo cittadino.

Una lettera che rilancia lo scontro politico

Nel testo diffuso oggi, Ruotolo colloca la vicenda stabiese in una cornice più ampia, richiamando appunto le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul nesso tra indifferenza e complicità. Un riferimento che introduce una scelta netta, almeno sul piano politico e morale, e che prepara il terreno alle accuse successive.

Ruotolo ribadisce di aver svolto fino in fondo il mandato che si era assunto, quello di essere un punto di riferimento nella battaglia contro la camorra, e ricorda come le sue denunce abbiano trovato riscontro nelle inchieste della magistratura.

Nel testo trovano spazio anche riferimenti personali: le minacce ricevute, i silenzi attribuiti al sindaco e i tentativi, che Ruotolo colloca sia nella maggioranza sia nell’opposizione, di spingerlo alle dimissioni. Episodi che vengono inseriti in una lettura complessiva della città, segnata – scrive – da “colletti grigi” e da una “borghesia silente”.

L’amministrazione Vicinanza sotto accusa

Il cuore politico della lettera è l’attacco diretto all’amministrazione guidata da Luigi Vicinanza. Ruotolo afferma di aver maturato la convinzione che l’attuale giunta non sia stata un argine alla camorra e contesta apertamente il tentativo del sindaco di attribuire ad altri la responsabilità della formazione della coalizione.

Nella ricostruzione fornita dall’ex consigliere, si sarebbe passati da una fase iniziale, in cui era stato predisposto un elenco di persone da tenere distanti, a una scelta successiva definita di “necessità”, che avrebbe portato ad allargare la coalizione pur di vincere, superando i rilievi critici del Partito Democratico e di esponenti parlamentari. Una responsabilità che Ruotolo attribuisce in modo diretto e documentato allo stesso Vicinanza.

Il brindisi e il “cin cin” che fa discutere

Tra i passaggi più controversi della lettera compare il riferimento al brindisi di fine anno in Consiglio comunale. Ruotolo segnala la presenza del consigliere Oscurato, parente di un pregiudicato del clan D’Alessandro e citato nelle intercettazioni disposte dalla Procura antimafia. È qui che compare l’espressione destinata a sintetizzare l’accusa: “Dunque, anche il cin cin con Oscurato”. Un’immagine che Ruotolo utilizza per rappresentare quella che considera una grave sottovalutazione del contesto e delle responsabilità politiche.

L’appello finale al Partito Democratico

La seconda lettera si chiude con una richiesta politica precisa: l’uscita del Partito Democratico dalla maggioranza che governa Castellammare di Stabia e l’avvio di una nuova fase, capace di costruire una prospettiva di ripartenza per una città che Ruotolo definisce strategica.

Di seguito il testo integrale della lettera pubblicata oggi da Sandro Ruotolo.

«L’indifferenza è complicità. O si è contro la mafia o si è complici della mafia». Ha ragione il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La vicenda di Castellammare di Stabia ci impone di scegliere.
Mi sono dimesso da consigliere comunale dopo aver svolto fino in fondo il mandato che mi ero assunto: essere un punto di riferimento nella battaglia contro la camorra. Proprio oggi sono stato in Comune per le formalità di rito. Le inchieste della magistratura confermano ciò che, insieme all’Osservatorio sulla camorra stabiese, avevamo già denunciato. Con il supporto dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e del professor Luciano Brancaccio, abbiamo analizzato scientificamente i flussi elettorali delle ultime elezioni comunali, ricostruendo anche le dinamiche del passato.
I dati mostrano come alcuni consiglieri della maggioranza di centrosinistra abbiano ottenuto consensi concentrati nei quartieri a più alta presenza dei clan. A questo si aggiungono parentele, relazioni e contiguità che rendono il quadro ancora più grave. E poi le minacce che ho ricevuto, i silenzi del sindaco, il tentativo – da parte di consiglieri di maggioranza e di opposizione – di farmi dimettere. L’oscenità dei festeggiamenti per la Juve Stabia insieme al quartier generale del clan e il goffo tentativo del sindaco di addossare la responsabilità alla polizia. Colletti grigi e borghesia silente.
Per queste ragioni ho ritenuto che l’amministrazione guidata dal sindaco Vicinanza non fosse all’altezza della situazione. Non è stata un argine alla camorra.
È davvero inquietante il tentativo del sindaco di scaricare le responsabilità sulla formazione della coalizione. Vicinanza mente sapendo di mentire: siamo passati da una prima fase in cui aveva compilato un elenco di persone da tenere distanti, a una seconda fase in cui si è scelta la “necessità” di imbarcare tutti pur di vincere, superando i rilievi critici del Partito Democratico e di autorevoli esponenti parlamentari. È tutto documentato: la responsabilità della formazione della coalizione è interamente di Vicinanza.
Per questo mi sono dimesso. Oggi il sindaco si presenta come l’“ultimo samurai”, utilizzando toni e un linguaggio irresponsabili, ma alla mia lettera di dimissioni non ha risposto nel merito delle questioni sollevate. Del resto, al brindisi di fine anno in Consiglio comunale era presente anche il consigliere Oscurato, parente di un pregiudicato del clan D’Alessandro, la cui voce è impressa nelle intercettazioni disposte dalla Procura antimafia mentre parlava – a detta dei magistrati – con il cassiere del clan. Dunque, anche il cin cin con Oscurato. È giunto il momento che il Partito Democratico esca dalla maggioranza per costruire una vera prospettiva di ripartenza in una città strategica come Castellammare di Stabia».

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