Galileo è unanimemente riconosciuto come il fondatore della Scienza Moderna, attraverso l’ideazione del Metodo Scientifico col quale tolse l’incertezza e l’arbitrio a favore della certezza matematica nello studio dei fenomeni.

Ma c’è un altro volto dello scienziato poco conosciuto, il suo dedicarsi anche agli oroscopi ed alla astrologia giudiziaria, ossia quella branca dell’astrologia specificamente rivolta alla divinazione e alla predizione del futuro, a differenza della cosiddetta “astrologia naturale” basata invece sulla semplice osservazione degli astri con cui storicamente ci si limitava a effettuare diagnosi in ambito medico o previsioni meteorologiche

Quando si parla del rapporto tra Galileo Galilei e l’astrologia, il rischio maggiore è la semplificazione: o la negazione imbarazzata, o la caricatura sensazionalistica. La realtà storica è più complessa e, proprio per questo, più istruttiva. L’interesse e la pratica astrologica di Galileo non furono un’anomalia personale, ma un tratto strutturale del mondo intellettuale tra XVI e XVII secolo.

L’astrologia come disciplina universitaria

Nel tardo Rinascimento l’astrologia godeva ancora di uno statuto semi-ufficiale nelle università europee. A Padova, dove Galileo insegnò dal 1592 al 1610, l’astrologia era inseparabile dall’insegnamento della matematica e dell’astronomia. I calcoli dei moti planetari, le tavole astronomiche e la determinazione delle congiunzioni erano strumenti comuni a entrambe le discipline.

Galileo padroneggiava perfettamente questi strumenti. I suoi oroscopi non erano improvvisati: si basavano su calcoli accurati delle posizioni planetarie, spesso più precisi di quelli dei suoi contemporanei. Questo aspetto è cruciale: la competenza matematica di Galileo precede e supera l’uso astrologico, e sarà proprio questa superiorità tecnica a minare dall’interno la credibilità dell’astrologia.

Gli oroscopi documentati

Sono giunti fino a noi diversi manoscritti astrologici attribuiti con certezza a Galileo. Tra questi figurano:

  • oroscopi per studenti padovani;
  • temi natali di membri della famiglia Galilei;
  • oroscopi per personaggi influenti, probabilmente legati a rapporti di patronato.

In nessuno di questi testi Galileo indulge in predizioni catastrofiche o mistiche. Al contrario, utilizza un linguaggio cauto, spesso condizionale, e introduce frequenti avvertenze sull’incertezza delle conclusioni. Questo atteggiamento rivela già una distanza intellettuale: l’astrologia è trattata come arte probabilistica, non come scienza dimostrativa.

Una necessità economica, non una vocazione

Un elemento spesso sottovalutato è il fattore economico. Galileo, soprattutto negli anni padovani, viveva in una condizione finanziaria precaria. Lo stipendio universitario era modesto e irregolare, e l’astrologia costituiva una fonte di reddito supplementare largamente accettata.

Redigere oroscopi significava, in pratica, vendere competenza matematica sotto una forma culturalmente richiesta. Questo dato ridimensiona l’idea di una convinzione astrologica profonda: l’astrologia fu anche, e forse soprattutto, un mezzo di sopravvivenza intellettuale.

Le crepe teoriche: il cielo non è perfetto

Il vero punto di svolta avviene con l’uso del cannocchiale. A partire dal 1609, Galileo osserva un cielo radicalmente diverso da quello presupposto dall’astrologia tradizionale:

  • la Luna presenta montagne e valli;
  • il Sole è macchiato e mutevole;
  • nuovi astri (i satelliti di Giove) ruotano attorno a un centro diverso dalla Terra.

Queste scoperte distruggono il presupposto metafisico fondamentale dell’astrologia: l’idea di un cielo perfetto, incorruttibile e ordinatore del mondo sublunare. Se il cielo è fisicamente imperfetto e soggetto a mutamento, diventa difficile sostenerne l’influsso armonico e deterministico sulle vicende umane.

La distinzione decisiva: matematica contro interpretazione

Negli scritti della maturità, Galileo compie una distinzione epistemologica fondamentale:

  • l’astronomia è scienza perché formula leggi matematiche verificabili;
  • l’astrologia fallisce perché pretende di dedurre effetti complessi da cause semplici, senza possibilità di verifica sperimentale.

Questa critica non è solo teorica, ma metodologica. Galileo non attacca l’astrologia per motivi religiosi o morali, bensì perché non soddisfa i criteri di conoscenza che egli stesso sta contribuendo a definire.

Perché Galileo non rinnegò mai apertamente l’astrologia?

Un’abiura pubblica dell’astrologia sarebbe stata inutile e, in parte, controproducente. Galileo operava in un contesto in cui molte autorità – civili ed ecclesiastiche – continuavano a tollerarla. Inoltre, il suo obiettivo non era polemizzare su saperi marginali, ma rifondare il modo stesso di conoscere la natura.

Il superamento dell’astrologia avviene quindi per obsolescenza, non per condanna: essa semplicemente non trova più posto nella nuova scienza.

Una lezione storica

Il caso Galileo dimostra che la scienza moderna non nasce per rifiuto immediato del passato, ma per trasformazione interna. L’astrologia fu uno dei terreni su cui Galileo esercitò la propria precisione matematica, scoprendone i limiti e aprendosi a un nuovo paradigma.

Il Galileo che scriveva oroscopi non è una macchia nella biografia del padre della scienza moderna: è la prova che anche le rivoluzioni intellettuali più radicali passano attraverso pratiche imperfette, compromessi culturali e lunghi processi di chiarificazione

Giovanni Di Rubba

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