’O Presidente, il debutto solista di Ernesto Orecchio: un rock in napoletano che inchioda l’indifferenza contemporanea

Non è un brano comodo, né tantomeno rassicurante. ‘O Presidente”, disponibile dal 2 gennaio 2026 su tutte le piattaforme digitali

Non è un brano comodo, né tantomeno rassicurante. ‘O Presidente”, disponibile dal 2 gennaio 2026 su tutte le piattaforme digitali, segna l’esordio ufficiale del progetto solista di Ernesto Orecchio e si presenta come un pugno nello stomaco mascherato da rock incalzante.

Una canzone che sceglie la lingua napoletana e una cifra sonora volutamente ruvida per raccontare, senza filtri, una delle grandi contraddizioni della società contemporanea: la capacità di indignarsi per pochi istanti e poi voltarsi dall’altra parte.

Copertina 'O Presidente
’O Presidente, il debutto solista di Ernesto Orecchio: un rock in napoletano che inchioda l’indifferenza contemporanea

Il singolo, firmato da Ernesto Orecchio insieme a Sara Marino, Sandro Iovanella e Pellegrino Bosco, mette al centro una figura simbolica e inquietante: ‘O Presidente, un uomo che costruisce il proprio potere economico e politico sulle macerie delle guerre, prosperando sull’orrore mentre intorno tutto continua come se nulla fosse. Non si tratta di un riferimento diretto a un volto preciso, ma di un archetipo: il potere che si alimenta del conflitto e trova terreno fertile nell’assuefazione collettiva.

Musicalmente il brano gioca su un contrasto studiato e volutamente provocatorio. Il ritmo è sostenuto, quasi trascinante, con un’impronta rock che richiama l’urgenza del messaggio. A spiazzare è l’uso del kazoo come strumento solista: una scelta ironica, apparentemente leggera, che diventa invece parte integrante della critica. Quella sonorità sgraziata e quasi caricaturale accompagna un testo duro, rendendo ancora più evidente il cortocircuito tra tragedia e superficialità.

Il cuore del brano è racchiuso in un verso che suona come una sentenza:
E nui tiramme annanze, è certo ci dispiace! Ma tra mezz’ora, inizia ‘o campionato”. In poche parole, Orecchio fotografa un’abitudine diffusa: la compassione a tempo determinato, l’empatia che dura lo spazio di un titolo o di un servizio televisivo, prima di essere sostituita dall’intrattenimento e dalla routine. Una denuncia che non risparmia nessuno e che chiama in causa l’ascoltatore in prima persona.

La scelta del napoletano non è soltanto identitaria, ma profondamente espressiva. È una lingua che permette di tenere insieme sarcasmo e dolore, rabbia e rassegnazione, restituendo al racconto una forza emotiva che l’italiano standard difficilmente avrebbe potuto garantire. ‘O Presidente si inserisce così nella tradizione della canzone partenopea più impegnata, ma la rilegge con un linguaggio musicale contemporaneo e senza nostalgie.

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