La data del referendum sulla riforma della giustizia è stata al centro della conferenza stampa di inizio anno della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare. Nel corso dell’incontro, durato oltre tre ore, la premier ha indicato domenica 22 e lunedì 23 marzo come le date più probabili per la consultazione, collocando l’annuncio all’interno di un più ampio confronto sui rapporti tra politica e magistratura.

La conferma della data e le decisioni del governo

Rispondendo alle domande dei giornalisti nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati, Meloni ha chiarito che “a norma di legge dobbiamo dare la data entro il 17 gennaio, lo farà il prossimo Consiglio dei ministri: il 22 e 23 marzo è la data più probabile e mi sentirei di confermarla”. La presidente del Consiglio ha escluso qualsiasi stallo istituzionale, affermando che “non c’è nessuna impasse” e respingendo le accuse di un possibile rinvio strumentale del voto.

Le polemiche sui tempi e i decreti attuativi

Nel motivare la scelta di non posticipare ulteriormente il referendum, Meloni ha spiegato che la tempistica è legata alla necessità di emanare in tempi adeguati i decreti attuativi previsti dalla riforma, indispensabili per la nomina dei nuovi Consigli superiori della magistratura secondo le regole introdotte dalla revisione costituzionale. La premier ha aggiunto di intravedere “un intento dilatorio nelle polemiche che ci sono state nei giorni scorsi”, precisando però che “da parte nostra non c’è nessun intento di forzare la legge”.

Responsabilità, sicurezza e scontro con la magistratura

Durante la conferenza, il tema della data del referendum si è intrecciato con quello delle responsabilità dei magistrati e delle conseguenze delle decisioni giudiziarie sulla sicurezza. “Penso che chi ha ruoli di responsabilità sia chiamato a quel tipo di responsabilità”, ha affermato Meloni, escludendo che le sue parole mirassero alla “delegittimazione” delle toghe. Al contrario, la premier ha accusato l’Anm di contribuire alla delegittimazione attraverso la propria campagna referendaria: “Se chi ha nel suo Dna la ricerca della verità, scrive una menzogna per difendere la sua campagna, legittimissima, contro il referendum, questo la delegittima”.

Il confronto tra politica, magistrati e informazione

Meloni ha ribadito il valore dei diversi ruoli istituzionali e dell’informazione, sottolineando che “i magistrati sono importantissimi, i giornalisti sono importantissimi e il ruolo della politica è molto importante”. Allo stesso tempo ha rivendicato il diritto di chiedere conto di comportamenti ritenuti scorretti, spiegando che “non significa che non si può chiedere conto a un giornalista di notizie che deliberatamente vengono pubblicate e sono false”, così come “non è che non si debba chiedere a un magistrato di rendere conto di alcune decisioni prese sulla giustizia che chiaramente hanno la conseguenza di mettere a repentaglio la nostra sicurezza”. Secondo la premier, il tentativo di “costruire disperatamente degli scontri tra poteri” rappresenta “un errore per uno stato complessivo del nostro sistema”.

Il contenuto del referendum

Il referendum confermativo chiamerà gli elettori a esprimersi con un sì o un no sulla riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare l’imparzialità del giudice e l’autonomia del pubblico ministero, senza incidere sull’obbligatorietà dell’azione penale. A differenza dei referendum abrogativi, non è previsto alcun quorum e l’esito sarà determinato dalla maggioranza dei voti validi.

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