Le accuse sono infondate e strumentali. È da questo presupposto che l’Amministrazione comunale di Torre Annunziata sceglie di intervenire sulla vicenda che ha portato alla revoca dell’incarico dirigenziale a Gianfranco Marino, spiegando che la rimozione non rappresenta un fallimento del sistema di controlli, ma al contrario la prova del suo funzionamento.
Su questa linea si innesta però una durissima presa di posizione politica di Oplonti Futura, che legge l’episodio come l’ennesimo tassello di una sequenza di casi che, negli ultimi mesi, hanno coinvolto figure apicali e amministratori del Comune, mettendo in discussione metodo, affidabilità e gestione delle nomine.
La rimozione del dirigente e il primo chiarimento del Comune
La revoca dell’incarico a Gianfranco Marino è legata alla mancata dichiarazione dell’esistenza di un procedimento penale a suo carico nelle autocertificazioni previste. Un’irregolarità che ha portato l’Amministrazione a intervenire con un atto immediato, definito come esercizio di vigilanza e autotutela dell’Ente.
Secondo il Comune, l’intervento non rappresenta un’anomalia, ma il risultato di livelli di controllo, verifica e trasparenza che sarebbero stati rafforzati proprio dall’attuale Amministrazione. È su questo punto che si consuma lo scontro politico, perché per l’opposizione il caso Marino non è un episodio isolato.
Oplonti Futura: “Non è una svista, ma un fatto di straordinaria gravità istituzionale”
Nel comunicato diffuso da Oplonti Futura, la rimozione del dirigente viene definita “un fatto di straordinaria gravità istituzionale”, che non può più essere archiviato come una semplice svista o un errore individuale.
Il movimento di opposizione inserisce la vicenda in una sequenza ravvicinata di episodi analoghi, richiamando prima il caso dell’assessore al commercio Gianfranco Scafa, costretto alle dimissioni per false dichiarazioni, poi le ombre emerse sullo staff del sindaco, fino ad arrivare all’ultimo episodio che coinvolge un dirigente tecnico apicale.
Secondo Oplonti Futura, la ripetizione di situazioni simili in pochi mesi rende improponibile qualsiasi spiegazione basata sulla disattenzione personale. Il problema, si legge, non sarebbe il singolo soggetto, ma il metodo, o meglio l’assenza di un metodo serio, rigoroso ed efficiente nella gestione delle nomine, delle assunzioni e dei controlli preventivi.
Le accuse sul metodo e sulla gestione delle nomine
Nel comunicato, Oplonti Futura parla apertamente di un’Amministrazione incapace di garantire affidabilità, trasparenza e legalità, soprattutto quando si tratta di incarichi dirigenziali e ruoli di vertice. L’approccio viene definito “superficiale, approssimativo e politicamente irresponsabile”, con il rischio di esporre l’Ente a danni organizzativi, giuridici ed economici.
Viene inoltre evidenziato il pericolo di una compromissione della continuità amministrativa e di un ulteriore indebolimento della credibilità dell’istituzione agli occhi dei cittadini, già segnati, secondo l’opposizione, da anni di cattiva gestione.
Oplonti Futura respinge l’idea delle “mele marce” e sostiene di trovarsi di fronte a un sistema di selezione e di controllo evidentemente inadeguato, che rivelerebbe l’incapacità dell’attuale Amministrazione di governare processi complessi e di garantire standard minimi di correttezza amministrativa.
La richiesta di responsabilità politiche e chiarimenti sulle procedure
Nel testo diffuso, l’opposizione chiede che chi governa la città si assuma la responsabilità politica di quanto sta accadendo, senza rifugiarsi dietro giustificazioni tecniche o scaricare le colpe sui funzionari.
La richiesta è quella di fare piena luce su tutte le procedure di nomina e di assunzione effettuate negli ultimi anni, chiarendo le responsabilità politiche e dirigenziali e ponendo fine a un modo di amministrare giudicato inefficiente e pericoloso per la tenuta istituzionale del Comune di Torre Annunziata.
Secondo Oplonti Futura, la legalità non può essere invocata solo a parole, ma deve trovare riscontro nei fatti. In caso contrario, il rischio paventato è quello di una spirale di improvvisazione e discredito capace di trascinare ulteriormente la città in una fase di instabilità amministrativa.
La replica dell’Amministrazione: “I controlli funzionano”
Alla nota dell’opposizione replica duramente l’Amministrazione comunale, respingendo le accuse come infondate e strumentali. Nella risposta viene rivendicato l’innalzamento dei livelli di controllo e verifica sulle autocertificazioni, sulle nomine e sugli incarichi dirigenziali, sottolineando che la rimozione di un incarico in presenza di irregolarità non rappresenta lassismo, ma l’esatto contrario.
Secondo il Comune, tentare di trasformare l’attività di vigilanza e autotutela in un’accusa politica sarebbe un’operazione fuorviante e intellettualmente scorretta. L’Amministrazione sostiene inoltre che i meccanismi di verifica rafforzata non esistevano nelle precedenti gestioni, spesso caratterizzate da assenza di controlli, opacità e automatismi che l’attuale governo cittadino avrebbe scelto di superare.
Il confronto con il passato e l’accusa all’opposizione
Nella replica, l’Amministrazione ribalta le critiche, affermando che l’unica vera inesperienza di governo che emerge sarebbe quella dell’opposizione, accusata di non conoscere, o di fingere di non conoscere, il funzionamento della macchina amministrativa.
Viene contestata la confusione tra l’emersione delle irregolarità e la loro tolleranza, tra l’esercizio dei controlli e l’assenza di metodo, e tra la responsabilità politica e la propaganda.
La posizione del Comune è netta: questa Amministrazione, viene ribadito, non copre, non minimizza e non archivia, ma interviene, rimuove e corregge. Una differenza sostanziale rispetto al passato che, secondo la maggioranza, dimostrerebbe come la legalità venga praticata concretamente, anche quando questo comporta decisioni difficili e immediate.
La vicenda della revoca del dirigente Marino resta così al centro di un confronto politico acceso, in cui il tema dei controlli, delle nomine e della responsabilità amministrativa continua a dividere maggioranza e opposizione, con letture opposte di uno stesso episodio e ricadute che vanno ben oltre il singolo provvedimento.










