Si chiude dopo tredici anni di processi il lungo e doloroso iter giudiziario per l’omicidio di Emanuele Di Caterino, il ragazzino di 13 anni ucciso nel 2013 ad Aversa con una coltellata alla schiena al termine di una lite tra giovanissimi. La Corte d’Appello di Napoli ha assolto con formula piena l’unico imputato, oggi 29enne, riconoscendo la legittima difesa.
La sentenza è stata pronunciata dalla quarta sezione della Corte d’Appello, presieduta da Vargas, chiamata a esprimersi per la terza volta sul caso dopo due annullamenti da parte della Corte di Cassazione. I giudici hanno accolto la richiesta della Procura generale, che nell’ultima udienza, con il procuratore generale Valter Brunetti, aveva chiesto l’assoluzione ritenendo che il fatto non costituisse reato.
Alla lettura del verdetto, l’aula è esplosa nella protesta della madre della vittima, Amalia Iorio, che ha urlato «Vergogna» rivolgendosi ai giudici. Difesa dagli avvocati Maurizio Zuccaro, Sergio Cola e Barbara Esposito, la donna ha espresso tutta la sua amarezza:
«Provo vergogna per questa decisione, ma anche per la comunità dei giovani. Tredici anni di processi per arrivare a questo punto. Bastava leggere i referti medici per capire che Emanuele è stato accoltellato alle spalle. Questa non è legge».
Di segno opposto, ma improntato alla cautela, il commento della difesa dell’imputato. L’avvocato Giuseppe Della Monica, legale del 29enne Agostino Veneziano, ha parlato di una decisione che «non è una sentenza per cui si può gioire».
«C’è soddisfazione per il riconoscimento della fondatezza delle nostre tesi – ha spiegato – ma occorre grande rispetto per il dolore della famiglia di Emanuele. Comprendo la tensione in aula e il dramma di una madre che ha perso un figlio in tenerissima età. Le sentenze servono a valutare tesi giuridiche, non a lenire un dolore così profondo».
Con l’assoluzione definitiva per legittima difesa, si chiude formalmente una vicenda giudiziaria che ha segnato profondamente la comunità di Aversa e che, a distanza di oltre un decennio, continua a lasciare ferite aperte e interrogativi irrisolti.










