Raffaele Canonico, responsabile medico del Napoli, interviene a Radio Crc per fare chiarezza sul lavoro dello staff sanitario azzurro, respingendo le critiche e affrontando nel dettaglio la gestione degli infortuni che hanno segnato la stagione.

Il clima attorno al Napoli e il ruolo della scienza

«Spesso a Napoli tendiamo ad auto distruggerci o ad auto esaltarci», osserva Canonico, spiegando di vivere quotidianamente il confronto acceso che anima chat e discussioni tra tifosi. «Tutti parlano di tutto, tattica, preparazione atletica, medicina sportiva. È giusto, però va fatta una premessa: la scienza non è democratica».

Il medico sottolinea come spesso a esprimersi su temi complessi siano persone prive di titoli o competenze specifiche, ribadendo la solidità dello staff azzurro: «Noi abbiamo uno staff con il dottor De Luca, otto fisioterapisti di altissimo livello e facciamo test continui sui giocatori per intercettare eventuali problematiche».

I dati fisici e il confronto con la Serie A

Secondo Canonico, i numeri raccontano una realtà diversa da quella percepita: «I dati fisici ci dicono che, anche se la nostra squadra ha un’età un po’ più elevata, esprime valori di altissimo livello in Serie A».

Le strumentazioni a disposizione consentono analisi approfondite, anche su aspetti legati alla genetica: «Sappiamo che i nostri valori non sono inferiori a quelli degli avversari».
Il richiamo va anche alla stagione precedente: «L’anno scorso il Napoli è stata la seconda o terza squadra di Serie A con il minor numero di infortuni, considerando anche le indisponibilità rapportate alle partite giocate».

Gli infortuni gravi e il tema della privacy

La situazione attuale è diversa: «Quest’anno abbiamo avuto infortuni seri e gravi, con degenze lunghe». Canonico richiama l’attenzione anche sul tema della riservatezza: «Farei un discorso sulla privacy, ma capiamo che tifosi e addetti ai lavori vogliano sapere».
Sulle prognosi, il medico è netto: «Sono sempre aleatorie. La medicina non può essere precisa, vale da caso a caso e da soggetto a soggetto».

Il caso De Bruyne e il concetto di recidiva

Alle domande sulle presunte recidive, Canonico replica: «A me non pare di aver avuto nessun tipo di recidiva».
Su De Bruyne chiarisce: «No, non è una recidiva. Si è infortunato in un’altra zona del muscolo. Inoltre si parla di recidiva quando capita a distanza di 15-20 giorni dal primo infortunio».
La previsione sul rientro resta prudente: «La prognosi era per fine febbraio-inizio marzo per il ritorno in squadra, poi le dinamiche spettano all’allenatore».

L’aspetto psicologico del recupero

Canonico evidenzia anche le conseguenze mentali di lunghi stop: «Un calciatore che sta fermo mesi ha anche un problema psicologico, nel calciare e nei contrasti è lecito». Per questo il Napoli si affida a una psicologa dello sport che segue i giocatori nel percorso di rientro.

Elmas e Lukaku

Su Elmas il quadro è rassicurante: «Aveva sintomi influenzali, mal di pancia e nausea, ma oggi si è allenato».
Per Lukaku: «Chi viene in panchina può scendere in campo. La settimana scorsa ha lavorato con la squadra, poi se il mister ritiene che dopo quattro mesi e mezzo serva altro tempo, non dipende da noi».

Anguissa, Gilmour e Meret

Anguissa aveva anticipato i tempi di recupero, ma un nuovo problema ha rallentato il rientro: «Si è bloccato con la schiena, una cosa completamente differente e non prevedibile». La fiducia resta: «Stiamo riaumentando i carichi e siamo fiduciosi che torni in settimana».
Gilmour è alla settima settimana di recupero su una degenza prevista di dieci.
Su Meret, Canonico ironizza: «Dire che è sfortunato è poco», ricordando la frattura da stress al piede e il successivo problema al braccio. «In settimana torna in squadra, a Torino viene».

Neres, Rrahmani e Politano

Neres ha subito un trauma in torsione: «È una zona particolare, aumentando i carichi possono riaffiorare fastidi. Meglio non forzare».
Rrahmani ha riportato «una lesione distrattiva non importante al gluteo», con tempi stimati di una o due settimane.
Politano, invece, richiederà più pazienza: «Siamo intorno alle quattro settimane».

Il calendario e una stagione complicata

Canonico richiama infine un precedente emblematico, il 6 gennaio 2022, Juve-Napoli in piena emergenza Covid: «Scendemmo in campo con 13 giocatori, tutti ci davano per morti e finì 1-1».
Oggi la situazione è aggravata da un calendario serrato: «Nove partite in 28 giorni senza neanche tre giorni per prepararle».
La conclusione è amara ma realistica: «Quello che è capitato quest’anno non si era mai visto. Un po’ di sfortuna ci ha perseguitato».

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