Scampia torna a farsi sentire partendo dai più piccoli. I bambini del Lotto G, protagonisti di una mobilitazione nata dal basso, hanno ottenuto un risultato concreto: Geolier si occuperà della sistemazione del campetto di calcio del quartiere, da tempo in condizioni di degrado e potenzialmente pericoloso.
La vicenda nasce da una serie di video-appelli diffusi sui social, realizzati dagli stessi bambini, nei quali veniva denunciato lo stato di abbandono del campo ma anche una condizione più ampia di marginalità. In alcuni filmati i ragazzi hanno contestato una narrazione ritenuta riduttiva e stereotipata del quartiere:
«Lo Stato ci ha abbandonato e Gomorra ci ha sputtanato», affermano, rivendicando il diritto a non essere raccontati esclusivamente attraverso la lente della criminalità.
Determinante, affinché la storia uscisse dai confini del quartiere, è stato il lavoro di mediazione e accompagnamento svolto da Salvatore Paternoster, presidente dell’associazione Giovani Promesse, e dalla giornalista Cristina Somma, che hanno contribuito a portare la vicenda all’attenzione dell’artista.
La risposta di Geolier è stata immediata e concreta: «Lo aggiusto io». Non un gesto simbolico, ma un impegno reale, che prevede sopralluogo e interventi di riqualificazione per restituire ai bambini uno spazio sicuro e dignitoso. Proprio i ragazzi hanno proposto di intitolare il campo “Geolier Stadium”, come segno di riconoscenza e appartenenza.
La storia del Lotto G diventa così il simbolo di una comunità che chiede rispetto e dignità, e che prova a raccontarsi con una voce diversa. Un messaggio chiaro: difendere il proprio territorio significa anche pretendere attenzione, servizi e diritti, senza aspettare che siano solo iniziative individuali o benefattori a colmare i vuoti istituzionali.
Una vicenda semplice ma significativa, che dimostra come, quando una comunità riesce a farsi ascoltare, il cambiamento possa diventare possibile.










