Dopo nove mesi dalla tragedia della funivia del Faito, entrano nel vivo gli accertamenti dell’incidente probatorio finalizzati a chiarire le cause dell’incidente avvenuto il 17 aprile, quando una cabina precipitò nel vuoto a pochi metri dalla stazione a monte, provocando la morte di quattro persone e il grave ferimento di un passeggero.
Negli uffici della Procura di Torre Annunziata è stato definito un programma cadenzato delle attività tecniche, che prevede il trasferimento temporaneo della cabina dallo Spolettificio di Torre Annunziata al Polo di Mantenimento Pesante Sud dell’Esercito Italiano di Nola, dove saranno disponibili mezzi, attrezzature e personale specializzato. Qui verranno analizzati reperti chiave come la testa fusa, il manicotto, la documentazione tecnica e i dati recuperati dai supporti elettronici.
Al centro degli accertamenti c’è soprattutto il freno di emergenza: i periti dovranno stabilire se si sia azionato almeno in una prima fase, attraverso una specifica analisi del cavo portante, alla ricerca di eventuali tracce di rame o altri materiali compatibili con un effetto di presa e rilascio. La Procura, guidata dal procuratore Nunzio Fragliasso, ha intanto disposto il dissequestro del cavo traente, ritenuto non necessario ai fini della ricostruzione dell’incidente.
Il gip Luisa Crasta ha sollecitato il pool di periti ad accelerare le attività, richiesta ribadita in aula anche dai pm Giuliano Schioppi e Alessandra Riccio. Nel registro degli indagati figurano Eav e 25 persone, accusate a vario titolo di omicidio colposo plurimo: tra queste dirigenti e dipendenti dell’azienda di trasporto e responsabili delle società che si occupavano della manutenzione e dei controlli dell’impianto che collegava Castellammare di Stabia al Monte Faito in otto minuti.
In aula erano presenti anche gli avvocati delle parti civili. «Deve essere fatto tutto ciò che è necessario per accertare la verità, al di là dei costi e del tempo», ha dichiarato Michele Sanseverino, legale della famiglia di Carmine Parlato, sottolineando l’importanza di chiarire il funzionamento del freno.
Sulla stessa linea Hilarry Sedu, avvocato della famiglia di Janan Suliman: «Come parti offese abbiamo tutto l’interesse affinché queste operazioni vadano più velocemente possibile, ma è fondamentale garantire la certezza degli accertamenti. Vogliamo conoscere la verità sull’accaduto e capire come migliorare questi impianti turistici, affinché tragedie come il Faito e il Mottarone non accadano più».
Il prossimo aggiornamento è fissato per il 6 marzo, quando sono attese le prime risultanze tecniche. Una nuova udienza è già in calendario per il 1° aprile, a pochi giorni dall’anniversario della tragedia.










