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Medio Oriente, cresce la tensione tra Stati Uniti e Iran: riflettori sulle basi americane in Giordania

Amman cerca di non pensarci troppo.
La gente va a lavoro, il traffico è quello di sempre e, a una prima occhiata, tutto sembra regolare. Ma la tensione legata a quanto sta accadendo tra Stati Uniti e Iran inizia a farsi sentire anche qui, in modo sottile ma costante, tra conversazioni a bassa voce e un’attenzione crescente a ciò che arriva dalle notizie internazionali. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran sono tornate a salire in modo significativo nelle ultime settimane, alimentando timori di una nuova escalation militare in Medio Oriente. Secondo fonti diplomatiche e analisi di sicurezza riportate da media internazionali, Washington avrebbe rafforzato la propria presenza militare nella regione, mentre Teheran ha lanciato avvertimenti espliciti su una possibile risposta armata in caso di attacco.

Oct. 20, 2009, at Mwaffaq Salti Air Base, Azraq, Jordan. (U.S. Air Force photo by Tech. Sgt. Caycee Cook/Released)

In questo contesto, l’attenzione di osservatori e analisti si sta concentrando anche sulla Giordania, Paese tradizionalmente impegnato nel mantenimento di un delicato equilibrio regionale, in un’area segnata da conflitti e instabilità. Storico alleato degli Stati Uniti, il Regno hascemita ospita inoltre infrastrutture militari utilizzate dalle forze americane nell’ambito delle operazioni regionali. La Giordania ospita da anni assetti militari statunitensi e internazionali, impiegati soprattutto per missioni di deterrenza, sorveglianza e supporto logistico. In particolare, la base aerea di Muwaffaq Salti (Azraq) viene spesso citata negli studi strategici come uno snodo cruciale per le operazioni USA in Medio Oriente.

DoD photo by Airman Benjamin Dennis, U.S. Navy. (Released)Alcune testate internazionali e analisti di sicurezza hanno ipotizzato che tali infrastrutture potrebbero assumere un ruolo rilevante qualora la crisi con l’Iran dovesse trasformarsi in un confronto militare diretto. Tuttavia, al momento non esistono conferme ufficiali su un imminente attacco statunitense né sull’utilizzo operativo delle basi giordane in tale scenario.

Un elemento cruciale, spesso semplificato nel dibattito pubblico, riguarda proprio il ruolo della Giordania. Come sottolineato dal Wall Street Journal, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti avrebbero escluso la concessione del proprio territorio o spazio aereo per un’eventuale operazione militare statunitense contro l’Iran. Questo non significa, tuttavia, che Washington sia priva di opzioni nella regione. Gli Stati Uniti mantengono infatti assetti già schierati, tra cui gruppi navali nel Mediterraneo e nel Golfo e squadroni di caccia presenti anche in Giordania. Si tratta però di una disponibilità logistica e deterrente, non dell’indicazione di un attacco già pianificato o in corso dal territorio giordano, distinzione che le stesse fonti internazionali invitano a non confondere.

L’Iran ha dichiarato che qualsiasi azione militare contro il proprio territorio verrebbe considerata un atto di guerra su vasta scala, con conseguenze estese per l’intera regione. Secondo Reuters, funzionari iraniani hanno ribadito che eventuali attacchi statunitensi scatenerebbero risposte non solo contro obiettivi americani, ma anche contro interessi alleati.

Parallelamente, il crescente livello di allerta ha già prodotto effetti indiretti: compagnie aeree internazionali hanno modificato le rotte evitando ampie porzioni dello spazio aereo mediorientale, segnale di un clima di instabilità percepita anche sul piano civile.

Esperti di politica internazionale invitano alla cautela. La Giordania ha più volte ribadito di voler evitare un coinvolgimento diretto in conflitti su larga scala. Il rafforzamento delle basi americane nel Paese va dunque letto, secondo molti analisti, come parte di una strategia di deterrenza piuttosto che come il segnale di un’azione militare imminente.

Resta però evidente che, in una regione attraversata da conflitti e rivalità irrisolte, anche movimenti difensivi possono essere interpretati come preludio a scenari molto più gravi.

Da Amman,
Ciro Scuotto

 

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