A Piano di Sorrento tornano a muoversi le ruspe. Dopo anni di battaglie ambientaliste e sentenze che avevano rallentato il fenomeno dei parcheggi interrati, l’amministrazione comunale ha approvato una nuova convenzione che apre la strada alla realizzazione di due nuovi mega parcheggi, questa volta senza box pertinenziali, ma con un impatto che, secondo il WWF, rischia di essere nuovamente devastante per il territorio.
La convenzione, approvata alla vigilia di Capodanno, riguarda un’area compresa tra Piazza Cota e la stazione ferroviaria, oltre a un secondo intervento previsto nel giardino adiacente alla chiesa di Santa Teresa. Tra i soggetti privati coinvolti figurerebbe, per procura, anche un socio della GEMAR, società storicamente legata alla realizzazione di autorimesse in penisola sorrentina.
La denuncia del WWF
Durissima la presa di posizione di Claudio d’Esposito, presidente del WWF Terre del Tirreno:
«A distanza di un quarto di secolo è ormai chiara la portata devastante del fenomeno dei parcheggi interrati: centinaia di giardini cancellati, migliaia di alberi abbattuti e tonnellate di suolo fertile scomparse per sempre».
Secondo l’associazione ambientalista, negli ultimi vent’anni limoneti, uliveti, noci e ciliegi sono stati sacrificati in nome di una presunta soluzione al traffico e all’inquinamento, che però – sostiene il WWF – non ha migliorato né la vivibilità né la qualità dell’aria, favorendo invece solo pochi imprenditori del settore edilizio.
«L’oro grigio del cemento ha sostituito l’oro giallo dei limoni», aggiunge d’Esposito, denunciando anche il rischio di connivenze e interessi opachi, come emerso in numerosi fatti di cronaca degli ultimi anni.
Dubbi di legittimità
Particolare attenzione viene posta sul progetto del parcheggio tra Piazza Cota e la stazione, che – secondo il WWF – violerebbe l’articolo 17 della legge regionale 35/87, che nelle zone B (urbanizzazione satura) consente esclusivamente strutture pubbliche, non parcheggi privati convenzionati.
Critiche anche sulla promessa di nuove aree verdi:
«Al posto di centinaia di alberi adulti, il progetto prevede appena 90 alberelli e qualche siepe tra vialetti e cemento. Altro che polmone verde».
Vecchi parcheggi, vecchi abusi
L’associazione chiede inoltre un censimento dei box interrati già realizzati ai sensi della legge regionale 19/2001, molti dei quali – secondo il WWF – risultano inutilizzati o trasformati abusivamente in palestre, depositi, uffici e attività commerciali.
Emblematico il caso del parcheggio di via dei Platani, realizzato dalla GEMAR, dove la piantumazione prevista sulla copertura non sarebbe mai avvenuta da oltre 25 anni.
Ancora più grave, secondo gli ambientalisti, quanto emerso con la recente ordinanza comunale n. 2 del 15 gennaio 2026 relativa al parcheggio di via Bagnulo: una struttura realizzata come opera di interesse pubblico ma utilizzata in modo difforme dalla convenzione, con superfici che avrebbero dovuto essere destinate a parcheggio pubblico e che invece risultano adibite ad altro uso.
“Serve un cambio di rotta”
Per il WWF il nodo non è la sosta, ma la mancanza di una visione complessiva:
«Si continua a incentivare l’uso dell’auto senza un vero Piano di Mobilità, in uno dei comuni con il più alto tasso di veicoli pro capite della provincia di Napoli».
L’associazione chiede di valutare alternative meno impattanti, come la riqualificazione di aree già urbanizzate o parcheggi a raso schermati dal verde, e conclude:
«La difesa degli alberi non è uno slogan: è la cartina di tornasole del futuro delle nostre città. Dove si sacrificano i giardini, il declino è inevitabile».









