Nel pomeriggio i carabinieri del comando provinciale di Benevento hanno eseguito un’ordinanza di applicazione della misura cautelare del divieto di dimora nel Comune di Benevento nei confronti di cinque insegnanti, ritenute gravemente indiziate, in concorso tra loro, del delitto aggravato di maltrattamenti ai danni di minori. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Benevento su richiesta della Procura della Repubblica al termine di una complessa attività investigativa.
L’indagine partita dalla denuncia
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Benevento e condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo, trae origine dalla denuncia presentata dal rappresentante di una cooperativa impegnata in attività socio-educative.
L’uomo aveva appreso da una dipendente del servizio civile, in servizio presso un asilo nido del centro cittadino, gestito da una congregazione di suore, che all’interno della struttura si verificavano condotte abitualmente maltrattanti ai danni dei bambini, ad opera di insegnanti sia religiose sia laiche.
Abusi documentati con audio e video
Le attività investigative, avviate nell’immediatezza dei fatti e supportate da intercettazioni audio e video, hanno consentito di documentare una serie di abusi su bambini di età compresa tra i 10 mesi e i 3 anni, alcuni dei quali non ancora in grado di camminare.
Secondo quanto accertato, i piccoli sarebbero stati sottoposti a condotte di contenzione forzata, venendo immobilizzati alle sedie con i propri indumenti o bloccati per lunghi periodi nei passeggini. Le immagini e le registrazioni hanno inoltre evidenziato insulti rivolti ai bambini, riferiti al modo di vestire, alla corporatura e persino al nome, oltre a episodi di violenza fisica come schiaffi alla nuca, strattonamenti per i capelli e spintonamenti a terra, anche nei confronti di bambini ancora in fase di gattonamento. Contestate anche punizioni improprie e l’utilizzo della forza per costringere i piccoli a mangiare e dormire.
Un clima percepito come abusante
Secondo gli investigatori, nella struttura la violenza fisica e verbale sarebbe stata utilizzata come ordinario strumento educativo, andando ben oltre qualsiasi finalità correttiva.
In una nota della Procura si legge che «il clima era percepito come abusante dagli stessi bambini, alcuni dei quali avevano sviluppato l’istinto di coprirsi il volto con le mani appena si accorgevano che un’insegnante si stava avvicinando, con atteggiamento istintivamente difensivo». Un elemento ritenuto particolarmente significativo e che ha contribuito a delineare la gravità del quadro indiziario alla base dell’adozione delle misure cautelari.









