C’è anche Napoli tra le città italiane implicate nell’operazione Golden Tree, l’indagine della Guardia di Finanza che ha fatto luce su un sistema illecito in grado di coinvolgere centinaia di persone in tutta Italia.

Il centro operativo delle indagini è stato individuato ad Ancona, ma anche il Napoletano è comparso tra le province in cui il meccanismo avrebbe trovato terreno fertile, attirando risparmiatori e piccoli investitori.

Un elemento che rende la vicenda rilevante per il territorio è propri la diffusione attraverso canali digitali e passaparola. Queste modalità avrebbero consentito alla presunta organizzazione di raggiungere potenziali vittime anche in Campania, senza la necessità di una presenza fisica stabile.

Cos’è l’operazione Golden Tree

L’intervento delle Fiamme Gialle ha consentito di smantellare una presunta struttura finanziaria parallela priva di qualsiasi autorizzazione. Secondo le indagini, l’organizzazione avrebbe simulato l’attività di un vero e proprio istituto di credito, offrendo servizi apparentemente regolati come aperture di conti, prestiti e formule di investimento.

Golden Tree è il nome dell’operazione ed è legato alla piattaforma digitale usata come vetrina delle attività. Proprio questo strumento online sarebbe stato uno dei principali veicoli di diffusione del sistema, raggiungendo utenti anche nel Napoletano e in altre grandi città italiane, come Roma, Milano, Palermo, Torino e Bari.

Il meccanismo dello schema Ponzi

Alla base dell’architettura ci sarebbe stato un classico schema Ponzi, fondato sull’ingresso continuo di nuovi investitori per garantire rendimenti ai precedenti. Un circuito che, finché alimentato, avrebbe dato l’illusione di stabilità e guadagni facili.

Le indagini parlano di somme complessivamente superiori ai quattro milioni di euro e di oltre cinquecento persone coinvolte in tutta Italia, con un ventaglio di età molto ampio.

Come venivano attirate le vittime

L’organizzazione avrebbe puntato soprattutto sulla costruzione di un rapporto fiduciario diretto. I promotori si presentavano alle vittime come consulenti affidabili, spesso inseriti in contesti informali o comunitari. La proposta era quella di investimenti ad alto rendimento, accompagnati da spiegazioni tecniche e strumenti digitali che simulavano servizi bancari.

Carte di pagamento personalizzate e applicazioni simili all’home banking avrebbero contribuito a rendere più credibile l’intero impianto. Secondo le indagini, anche a Napoli il meccanismo si sarebbe propagato grazie a contatti personali e social network, trasformando in alcuni casi gli stessi investitori in promotori involontari.

Sequestri, conti bloccati e piattaforma oscurata

L’operazione ha portato all’adozione di misure cautelari nei confronti di alcuni soggetti ritenuti centrali nell’organizzazione, al blocco di numerosi conti correnti e alla disattivazione della piattaforma online utilizzata.

Le Fiamme Gialle hanno effettuato perquisizioni in diverse regioni italiane, mentre le accuse ipotizzate spaziano dall’abusivismo finanziario alla truffa fino all’autoriciclaggio. Secondo quanto emerso, le somme raccolte sarebbero state in parte usate per spese personali e in parte destinate ad investimenti al alto rischio, inclusi metalli preziosi e criptovalute.

L’attenzione degli inquirenti si concentra ora sulla ricostruzione completa dei flussi finanziari, e sull’individuazione di tutte le persone danneggiate, molte delle quali avrebbero investito risparmi di una vita.

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