Non è credibile la versione secondo cui il coltello sarebbe stato lanciato da lontano. Né convince il tentativo di costruire una verità alternativa ai fatti, anche attraverso la cancellazione dei profili social. Su questi elementi si fonda la decisione del gip Maria Rosaria Aufieri, che ha convalidato il fermo ed emesso la misura cautelare in carcere a carico di Giuseppe Musella, ritenuto responsabile dell’omicidio della sorella Ylenia, 22 anni, uccisa con una coltellata alla schiena al termine di una lite familiare.
La decisione del gip e la convalida del fermo
Il giudice per le indagini preliminari ha confermato l’arresto e la custodia cautelare in carcere per omicidio volontario aggravato, contestando anche i futili motivi e il vincolo di parentela. L’udienza di convalida si è svolta in contemporanea con l’esame autoptico sul corpo della giovane. Il fermo era stato notificato dopo la confessione resa da Musella alla Squadra Mobile, in Questura, la notte tra il 4 e il 5 febbraio, poche ore dopo il delitto.
La versione del lancio del coltello ritenuta posticcia
Secondo quanto dichiarato dall’indagato in Questura e ribadito davanti al gip, Giuseppe Musella avrebbe lanciato un grosso coltello contro la sorella senza l’intenzione di ucciderla. L’arma, tuttavia, si è conficcata nella schiena della 22enne, colpendo il cuore. Una ricostruzione che il gip non ha ritenuto attendibile, definendola posticcia. Nelle motivazioni viene evidenziato come l’ipotesi del lancio presupporrebbe dosi di “coraggio e freddezza” incompatibili con la successiva rimozione dell’arma, portando a ritenere che la coltellata sia stata inferta da vicino.
Il tentativo di cancellare le prove e i profili social
Tra gli elementi valutati dal giudice figura anche il comportamento successivo al delitto. Musella avrebbe tentato di cancellare le tracce a suo carico, eliminando i profili social, nel tentativo di rimuovere elementi utili alle indagini e di costruire una diversa narrazione dei fatti rispetto all’omicidio della sorella.
Il contesto familiare e l’origine della lite
L’omicidio è maturato al culmine di una lite familiare scoppiata perché la giovane avrebbe ferito il cagnolino al quale il fratello era molto affezionato. La discussione è degenerata fino al gesto mortale, avvenuto sotto casa, nel quartiere Ponticelli.
Le dichiarazioni sulla presunta omertà del quartiere
Nelle carte dell’ordinanza il gip sottolinea anche un ulteriore aspetto emerso nel corso delle indagini, parlando di “omertà del quartiere, di alcuni dei residenti del rione Conocal che hanno protetto l’assassino, dopo la morte di Ylenia”.
La difesa e la richiesta di riqualificazione del reato
Difeso dagli avvocati Andrea Fabozzo e Leopoldo Perone, Giuseppe Musella, 28 anni, durante l’udienza ha pianto sostenendo che “la peggiore condanna è la morte della sorella”. I legali hanno chiesto al gip la riqualificazione del reato da omicidio volontario a preterintenzionale, riferendo anche la presenza di più testimoni che avrebbero assistito al lancio del coltello.
L’esame autoptico e le cause della morte
Dall’autopsia è emerso che a causare il decesso è stata una lesione all’aorta di appena un millimetro. Durante l’esame è stata riscontrata anche una lesione al polmone, ritenuta però non determinante ai fini della morte. Per il quadro completo sarà necessario attendere il deposito della relazione autoptica, previsto entro 60 giorni.
Le valutazioni dei consulenti della difesa
Secondo quanto riferito dall’avvocato Andrea Fabozzo, “secondo quanto ci riferisce il nostro consulente, che ha preso parte all’esame autoptico, è plausibile ritenere che la ferita riscontrata sulla schiena della povera Ylenia sia stata causata dal lancio del coltello”. Il legale ha aggiunto che “per giungere alla compatibilità è necessario attendere gli esiti di tutti gli accertamenti, però è plausibile che la lesione di appena un millimetro riscontrata all’aorta possa essere stata determinata dall’impatto con un coltello lanciato e non impugnato”.
I funerali di Ilenia Musella
Le esequie di Ylenia Musella si sono svolte alle 16.30 nella chiesa della Sacra Famiglia, al rione Luzzatti, mentre l’indagato resta detenuto in carcere in attesa degli sviluppi dell’inchiesta e degli ulteriori accertamenti medico-legali.









