Una rivelazione inedita di Corrado Ferlaino e un appello concreto alle istituzioni hanno segnato la presentazione del libro “Giorgio Ascarelli, il visionario che inventò (il) Napoli” di Nico Pirozzi, (Edizioni dell’Ippogrifo), tenutasi sabato 7 febbraio presso la Fondazione Valenzi al Maschio Angioino, in occasione dell’inaugurazione della mostra fotografica “Ascarelli: un nome e una storia lunga 150 anni”.

Nel corso dell’incontro, l’ex presidente del Napoli Calcio Corrado Ferlaino ha raccontato per la prima volta un gesto privato e carico di significato: prima delle partite più importanti della squadra azzurra, si recava a pregare sulla tomba di Giorgio Ascarelli, nel cimitero ebraico di via Cannola al Trivio. Un rito personale che restituisce la profondità del legame tra il fondatore del club e la sua eredità morale e sportiva, mai interrotta nel tempo.

Ferlaino ha inoltre espresso pubblicamente il proprio sostegno all’intitolazione di Piazzale Tecchio a Giorgio Ascarelli, definendola “una cosa giusta, senza opposizioni” e sottolineando la necessità di avviare un confronto con il Sindaco di Napoli. Un passaggio che rilancia nel dibattito pubblico il tema della memoria civile e sportiva della città.

Moderato dall’autore Nico Pirozzi, l’incontro ha visto gli interventi della sociologa Clelia Castellano dell’Università Suor Orsola Benincasa, che ha delineato la figura di Ascarelli come imprenditore umanista e socialista inclusivo, paragonabile a personalità come Adriano Olivetti, e del giornalista Antonio Corbo de La Repubblica, che ha richiamato la necessità di riscoprire e rievocare un personaggio centrale nella storia di Napoli, capace di unire città, squadra e comunità.

Attraverso il libro e la mostra – promossa e finanziata dall’Associazione Memoriæ – Museo della Shoah – emerge il profilo di un imprenditore innovatore, attento ai diritti dei lavoratori, di un visionario dello sport che donò alla città il primo stadio di proprietà del Napoli e di un uomo profondamente legato alle tradizioni ebraiche, ma animato da una visione politica e sociale inclusiva.

Un evento che ha unito storia, sport e cultura e che ha restituito ad Ascarelli il ruolo di grande napoletano e protagonista nazionale, la cui memoria – come dimostrato dalle parole di Ferlaino – continua a vivere non solo nei luoghi ufficiali, ma nei gesti e nella coscienza collettiva.

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