Il futuro dei lavoratori Trasnova è di nuovo appeso a un filo. La società che si occupa della movimentazione veicoli negli stabilimenti Stellantis in Italia ha ufficialmente avviato una procedura di licenziamento collettivo che coinvolge tutti i suoi 94 dipendenti impiegati nei servizi di logistica nei siti di Torino, Piedimonte San Germano, Pomigliano d’Arco e Melfi. La comunicazione è stata trasmessa ai ministeri competenti, alle organizzazioni sindacali di categoria e alle Regioni interessate.
Fine della proroga con Stellantis e niente ammortizzatori alternativi
Nel documento inviato alle istituzioni, Trasnova spiega che la decisione è legata alla scadenza, fissata per il 30 aprile, della proroga del contratto di fornitura con Stellantis. L’azienda evidenzia inoltre l’impossibilità di attivare strumenti di sostegno alternativi al licenziamento, dal momento che gli esuberi vengono considerati “di carattere strumentale” rispetto all’attività operativa.
Il provvedimento riguarda l’intero personale direttamente coinvolto nelle attività logistiche connesse alla movimentazione dei veicoli negli stabilimenti automobilistici del gruppo, con un impatto che si estende su quattro poli produttivi strategici.
A Pomigliano d’Arco, dove la vertenza assume un peso particolare, sono 53 i lavoratori coinvolti, secondo quanto riferito dalla Fiom.
Il precedente del 2024 e l’accordo con il Mimit
La vertenza Trasnova non è nuova. Alla fine del 2024, dopo una forte mobilitazione di lavoratori e sindacati, era stato raggiunto un accordo con Stellantis e con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) che aveva consentito la proroga del contratto per dodici mesi, scongiurando migliaia di licenziamenti e assumendo l’impegno a individuare soluzioni strutturali.
Quella proroga è ora in scadenza e, nonostante incontri e interlocuzioni istituzionali, non è stato trovato un accordo definitivo capace di evitare l’attivazione della procedura di licenziamento collettivo per il 2026.
L’allarme della Fiom: “Un punto di non ritorno”
Durissima la presa di posizione della Fiom Napoli. “La crisi del settore automotive nel polo di Pomigliano d’Arco tocca un nuovo, drammatico punto di non ritorno. In queste ore la Trasnova ha avviato la procedura di licenziamento collettivo che, per coloro che sono impegnati presso lo stabilimento Stellantis di Pomigliano, riguarda 53 lavoratori”, dichiarano in una nota Mauro Cristiani, segretario generale Fiom Napoli, e Mario Di Costanzo, responsabile settore automotive Fiom Napoli.
“Si tratta – secondo Cristiani e Di Costanzo – di un atto gravissimo che getta nell’incertezza decine di famiglie e conferma che i primi a pagare lo stato di abbandono in cui versa il comparto dell’automotive sono i lavoratori dell’indotto. Non si può parlare di un evento inaspettato, ma di una cronaca di un disastro annunciato”.
I sindacalisti individuano responsabilità precise: “Le responsabilità sono chiare e condivise: Stellantis, che continua a operare scelte di disimpegno produttivo che colpiscono duramente l’indotto, svuotando di prospettive i siti storici come Pomigliano. Trasnova, che ha scelto la strada più drastica del licenziamento collettivo, rinunciando a ogni forma di tutela per chi, per anni, ha garantito la continuità produttiva del sito. Il Governo, che è colpevole di una gestione approssimativa della vertenza e di una mancanza di politiche industriali capaci di vincolare le multinazionali al rispetto del territorio e dei livelli occupazionali”.
“Nel corso di questi quindici mesi – concludono – i rappresentanti del Mimit avevano dichiarato che stavano lavorando ad una soluzione occupazionale alternativa, senza mai dare dettagli o risposte esaustive. È chiaro che il tempo delle attese è finito, per questo, come Fiom Napoli, abbiamo inviato una lettera al Presidente della Regione, Roberto Fico, chiedendogli un intervento tempestivo presso il Mimit affinché il ministero presenti le soluzioni per risolvere positivamente la vertenza”.
Preoccupazione sindacale e richieste di tavoli istituzionali
Già nei mesi scorsi le organizzazioni sindacali avevano lanciato appelli per scongiurare l’apertura della procedura di licenziamento collettivo, chiedendo di ricorrere a strumenti come la cassa integrazione in deroga o a una ulteriore proroga dei contratti di appalto con Stellantis.
I sindacati metalmeccanici avevano sollecitato il mantenimento di un dialogo istituzionale costante, chiedendo al Ministero competente la convocazione di tavoli specifici per garantire la continuità occupazionale e tutelare i livelli produttivi dell’indotto.
Le tensioni sul territorio e le prime proteste
Secondo fonti locali, a Pomigliano d’Arco alcuni lavoratori avrebbero già avviato forme di protesta e scioperi, segno del malcontento crescente tra gli addetti alla logistica e le loro famiglie.
La vertenza Trasnova riporta al centro del dibattito il tema dell’indotto Stellantis e della fragilità delle aziende che operano in regime di esternalizzazione dei servizi, in un contesto in cui le politiche industriali e le scelte produttive del gruppo automobilistico incidono direttamente sui livelli occupazionali.
La posizione del Comune di Pomigliano
Sulla vicenda è intervenuta anche l’Amministrazione comunale di Pomigliano d’Arco, che ha espresso preoccupazione per una decisione definita “repentina” e non coerente con il percorso istituzionale avviato nei giorni precedenti.
“Dopo l’incontro tenutosi in Regione Campania con l’assessore alle Attività produttive Fulvio Bonavitacola, che si era impegnato a contattare il Mimit per l’apertura di un tavolo specifico sulla vertenza Trasnova e sulla situazione dello stabilimento Stellantis di Pomigliano, non ci attendevamo una decisione così improvvisa da parte dell’azienda”, si legge nella nota.
“Un’azione che non aiuta nessuno, né i lavoratori né le organizzazioni sindacali, a costruire una soluzione condivisa”.
L’Amministrazione comunale, interpretando anche il sentimento dell’intero Consiglio comunale, ha espresso “piena solidarietà ai lavoratori di Trasnova e delle altre società logistiche dell’indotto Stellantis”, ribadendo “il proprio sostegno incondizionato e il supporto ai sindacati, insieme alla Regione Campania, per evitare l’ennesima mortificazione dell’area industriale pomiglianese”.
Secondo il Comune, la vicenda rischia di aggravare la situazione di un territorio già segnato da anni di crisi industriale: “Non possiamo assistere in silenzio a un progressivo depauperamento della forza lavoro manifatturiera locale. In questo modo si rischia di cancellare pezzo dopo pezzo l’indotto automotive del nostro territorio, e questo non lo permetteremo”.
L’Amministrazione ha infine confermato l’impegno a proseguire il confronto con Regione e Governo per individuare soluzioni in grado di garantire continuità occupazionale e prospettive industriali per l’area di Pomigliano d’Arco.
Ivan Celiberti









