Cuore bruciato, parere choc dal Bambino Gesù: “Tommaso non è più trapiantabile”. Scontro tra ospedali

Il parere dell’ospedale romano chiude la speranza del secondo trapianto. Il Monaldi si oppone, la Procura indaga su trasporto e ghiaccio secco. Le immagini del bambino commuovono l’Italia

Alle 9:17 di questa mattina è arrivata la notizia che la famiglia temeva e che nessuno avrebbe voluto pronunciare: secondo l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, il piccolo Tommaso, ricoverato al Monaldi di Napoli dopo il trapianto del cosiddetto “cuore bruciato”, “non è più trapiantabile”.

A renderlo pubblico è stato l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, in diretta alla trasmissione Mi manda Raitre. Un verdetto che segna uno spartiacque nella vicenda sanitaria e giudiziaria che da settimane tiene con il fiato sospeso l’intero Paese.

Tommaso ha poco più di due anni. Oggi è ricoverato in terapia intensiva, collegato ai macchinari che ne sostengono le funzioni vitali. Solo pochi mesi fa correva in cortile, rideva, abbracciava la mamma. Quelle immagini, diffuse dalla madre Patrizia con il consenso necessario e nel rispetto della riservatezza del minore, sono diventate il simbolo di una battaglia che ora si fa ancora più drammatica.

Il verdetto del Bambino Gesù e l’annuncio in tv

«Vorrei dare un aggiornamento importante. Ho appena avuto il consenso dalla madre di poterlo dare. Ieri sera in direzione sanitaria ci hanno detto che il parere del Bambin Gesù è arrivato e che per il Bambin Gesù il bambino non è più trapiantabile», ha dichiarato l’avvocato Francesco Petruzzi nel corso della trasmissione di Rai3.

Il consulto era stato richiesto dalla famiglia nel tentativo di ottenere un secondo parere di eccellenza e valutare la possibilità di un secondo trapianto di salvataggio. La risposta dell’ospedale romano si fonda su un quadro clinico definito ormai gravemente compromesso. Sempre stando alla relazione romana, il bambino andrebbe tolto dalla lista d’attesa per il trapianto di cuore.

La notizia è arrivata a poche ore dalla comunicazione del Ministero della Salute, che aveva confermato l’inserimento del piccolo in cima alla lista d’attesa per un nuovo cuore, aprendo di fatto la ricerca di un donatore in Italia e all’estero. Una speranza che si è infranta contro la valutazione dei medici capitolini.

Il Monaldi si oppone: “È ancora trapiantabile”

La vicenda non si ferma al parere romano. Secondo quanto riferito dal legale, al Monaldi vi sarebbe stata un’opposizione netta. «Al Monaldi pare si siano opposti con fermezza» al parere del Bambino Gesù, ha spiegato Petruzzi.

«L’opposizione proveniva dal medico che l’ha operato, il quale sostiene che sia ancora trapiantabile e quindi per il momento rimane in lista trapianti». E ancora: «Sarà lo stesso medico che l’ha operato, e che presumo sia indagato, a rioperarlo, quindi io stamattina mi devo recare dalla polizia giudiziaria per un’integrazione di querela. È una vicenda molto strana».

Il legale ha aggiunto: «Ovviamente mi auguro che il Bambino Gesù si sbagli e che il parere del Monaldi sia quello corretto. Però ci sono altre vicende che si vanno intrecciando. Loro hanno deciso, ce l’hanno comunicato formalmente: sarà lui a rioperarlo. Eventualmente supportato da una equipe del Bambin Gesù».

Una frattura evidente tra strutture sanitarie di eccellenza, con valutazioni opposte sulla trapiantabilità del bambino.

Il trapianto del 23 dicembre e il “cuore bruciato”

Per comprendere la portata della tragedia bisogna tornare al 23 dicembre, vigilia di Natale. Da Bolzano arriva la notizia di un cuore disponibile per Tommaso, affetto da una cardiomiopatia diagnosticata quando aveva appena tre mesi.

L’équipe del Monaldi parte per l’espianto. Ma secondo l’ipotesi investigativa, qualcosa sarebbe andato storto nella fase di trasporto dell’organo.

Il cuore sarebbe stato esposto a ghiaccio secco a -75 gradi, temperatura molto più bassa rispetto ai parametri previsti per la conservazione in ipotermia. Un contatto che avrebbe provocato ustioni ai tessuti, compromettendo l’organo ancora prima dell’impianto. Da qui l’espressione diventata simbolo del caso: “cuore bruciato”.

Nonostante i danni, il cuore è stato impiantato. Poco dopo, il collasso. Da allora il bambino è rimasto collegato all’ECMO, il macchinario per il supporto cardiocircolatorio, per oltre cinquanta giorni.

L’ipotesi choc: partenza senza il contenitore adeguato

La Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta per lesioni colpose. Sei sanitari risultano indagati tra Bolzano e Napoli. Gli accertamenti riguardano sia la fase di prelievo sia quella di trapianto.

Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti vi è quella di una partenza dell’équipe senza il contenitore omologato per il trasporto dell’organo. Un’eventuale mancanza che avrebbe costretto al reperimento in loco di un box alternativo.

I Nas di Napoli hanno sequestrato il contenitore utilizzato, che sarà sottoposto a perizia tecnica. Gli investigatori vogliono accertare se fosse conforme ai protocolli e quale procedura sia stata seguita per la conservazione dell’organo.

Il fascicolo è coordinato dal pm Giuseppe Tittaferrante, con il procuratore aggiunto Antonio Ricci e la supervisione del procuratore capo Nicola Gratteri.

Le dimissioni del cardiologo e la sospensione del servizio

Pochi giorni dopo l’intervento fallito, il 29 dicembre, il cardiologo Giuseppe Limongelli, responsabile del follow-up post-trapianto, ha rassegnato le dimissioni.

Nel frattempo, il servizio trapianti del Monaldi è stato sospeso e alcuni medici sono stati oggetto di sospensione cautelare. Una decisione che incide su un centro considerato di riferimento per il Mezzogiorno e che ha ripercussioni su altre famiglie in lista d’attesa.

L’intervento del Ministero e gli ispettori

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha disposto l’invio di ispettori sia presso l’ospedale di Bolzano, dove è avvenuto l’espianto, sia al Monaldi di Napoli. L’obiettivo è verificare l’intera catena delle procedure sanitarie e organizzative, dalla fase di prelievo fino all’impianto.

L’11 gennaio la famiglia ha presentato denuncia ai carabinieri, segnalando anche i rischi connessi alla prolungata permanenza del bambino collegato all’ECMO.

Il quadro clinico e la non trapiantabilità

Secondo il parere del Bambino Gesù, le condizioni attuali del piccolo non consentirebbero un nuovo intervento. Dopo un trapianto fallito in modo traumatico, l’organismo subisce uno stress sistemico che può comportare infezioni, emorragie e insufficienze multiorgano.

La definizione di “non trapiantabile” indica che il corpo non sarebbe più in grado di reggere un ulteriore intervento chirurgico e la successiva terapia immunosoppressiva. Il Monaldi, tuttavia, sostiene che il bambino resti in lista trapianti.

Le immagini di Tommaso e la parte umana della vicenda

Mentre medici, avvocati e magistrati si confrontano su perizie e protocolli, le immagini diffuse dalla madre raccontano un’altra storia. Un bambino biondo con un vestitino rosso, che corre mentre in sottofondo si sentono le voci dei fratellini. «Monello!» lo richiama affettuosamente la sorellina. Sedici secondi di normalità domestica: un abbraccio in cucina, una risata, l’energia di un bambino di due anni.

Solo pochi mesi fa Tommaso stava bene. Poi la cardiomiopatia è riemersa. La corsa contro il tempo verso il trapianto, l’attesa prima di Natale, l’intervento, il crollo.

Oggi resta un lettino d’ospedale, il rumore dei macchinari e un conflitto aperto tra pareri medici. Sullo sfondo, un’inchiesta che dovrà stabilire se quella notte di dicembre sia stata segnata da un errore evitabile o da una tragica fatalità.

Filippo Raiola

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