La morte di Salvatore Giordano, 14 anni, di Marano, è stata causata da gravi mancanze. Nell’estate del 2014 fu colpito da un pezzo di stucco caduto dai cornicioni della Galleria Umberto I.
Per la famiglia, quella morte non fu sfortuna, ma il risultato di omissioni e negligenze nella gestione della sicurezza di uno dei monumenti più importanti della città.
In una fredda sera di febbraio, la Corte di Cassazione ha confermato le condanne, mettendo la parola fine su una delle ferite più profonde della Napoli recente.

Condanne confermate

La Corte ha stabilito che il degrado dei fregi era noto o comunque prevedibile e che il cornicione non era stato messo in sicurezza, esponendo i passanti a un rischio mortale, poi diventato realtà quel pomeriggio di luglio.
Per questo motivo sono stati ritenuti colpevoli di disastro colposo, omicidio colposo e lesioni personali colpose Bruno Mariano, amministratore del condominio di via Toledo da cui si staccò il pezzo, ed Elio Notarbartolo, tecnico incaricato.
Per entrambi la pena è di due anni di carcere.
La decisione della Suprema Corte rende ora definitive le condanne emesse in appello.

Responsabilità accertata

Per i reati di omicidio colposo e lesioni colpose, però, è intervenuta la prescrizione: la Corte li ha dichiarati estinti per il trascorrere del tempo.
Resta invece la responsabilità per il disastro colposo. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso su questo punto, confermando che non vi fu adeguata vigilanza e gestione del pericolo in un’area pubblica.
Per Giovanni Spagnuolo, dirigente del Comune di Napoli, la vicenda si chiude così con una responsabilità accertata solo per il disastro colposo, un esito che lascia insoddisfatti quanti chiedevano una condanna su tutti i capi d’accusa.

Reazioni della città

La sua morte provocò rabbia e dolore in tutta la città. L’episodio riportò l’attenzione sul degrado di molti palazzi storici napoletani e sulla confusione delle responsabilità tra proprietari privati e Comune nella cura delle facciate monumentali.
Dopo quattro giorni di agonia in ospedale, il 9 luglio i medici non poterono fare altro che constatare il decesso di Salvatore Giordano.
Tutto era cominciato il 5 luglio 2014. Il ragazzo si trovava con alcuni amici all’ingresso della Galleria Umberto I, dal lato di via Toledo, quando un elemento decorativo, caduto dall’alto, lo colpì violentemente alla testa.

Famiglia e futuro civile

Per i genitori di Salvatore Giordano nessuna sentenza potrà restituire il loro figlio, ma la conferma della Cassazione segna un passaggio importante per chiudere almeno il capitolo giudiziario.
“C’è molto di più dietro questa tragica morte, ma non posso che prendere atto della decisione della Cassazione”, ha detto l’avvocato Sergio Pisani subito dopo il verdetto.
Ora l’attenzione si sposta sul fronte civile. “Spero che almeno ora, con la responsabilità accertata in via definitiva, privati e Comune risarciscano la famiglia”, ha aggiunto Pisani.
Resta l’esempio di una tragedia che ha cambiato per sempre le regole di controllo sui cornicioni della città, ma al prezzo altissimo di una giovane vita spezzata.

Lucia Pia Mandara 

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