Villa di Poppea, Oplonti torna a vivere: riaprono gli scavi tra restauri, nuove scoperte e visite guidate

La cenere si dissolve, i colori riacquistano intensità e gli ambienti tornano visibili dopo un lungo silenzio. La Villa di Poppea riapre al pubblico e Oplonti riconquista il centro della scena archeologica, offrendo ai visitatori la possibilità di assistere dal vivo alla rinascita di un sito simbolo, spesso definito come l’«Atlantide del Vesuvio». Un ritorno che trasforma il cantiere di scavo in luogo di esperienza condivisa e rilancia un appello diretto a scuole e giovani, chiamati a riscoprire le radici della propria città.

Fin dal primo giorno di riapertura, numerosi turisti hanno varcato l’ingresso della celebre dimora marittima attribuita a Poppea Sabina, mentre il Parco Archeologico di Pompei ha mostrato il volto più dinamico della propria azione. Ricerca scientifica, tutela rigorosa e valorizzazione procedono insieme sotto la direzione di Gabriel Zuchtriegel, all’interno della visione integrata della Grande Pompei, che connette Pompei, Boscoreale, Oplontis e Stabia in un unico sistema culturale.

A partire da giovedì 12 febbraio, ogni settimana, dalle 10:30 alle 12:00, è possibile accedere alle aree di scavo e restauro con biglietto d’ingresso, in gruppi di dieci persone, accompagnati dal personale del Parco. Non una visita tradizionale, ma un’immersione diretta nel processo archeologico, tra stratigrafie, restauri in corso e ambienti appena riemersi.

Per la direttrice del sito di Oplonti, Arianna Spinosa, «la Villa di Poppea si apre verso l’esterno». Il progetto, avviato durante il periodo del Covid, è stato portato avanti con operatori selezionati tramite gara, provenienti da Roma e Padova, e ha consentito di restituire alla collettività un settore rimasto a lungo interdetto, anche a causa delle criticità legate a via dei Sepolcri.

I risultati degli interventi sono significativi: gli ambienti della villa passano da 99 a 102, con l’emersione di un corridoio che affianca il Salone dei Pavoni e di due vani in Quarto stile. Elementi che arricchiscono la comprensione della planimetria e testimoniano una residenza ancora in espansione dal punto di vista conoscitivo.

Il cuore della scoperta è il Salone della Maschera e del Pavone, capolavoro del Secondo stile. Accanto alle maschere già note, sono riaffiorati frammenti riconducibili a una maschera scenica identificabile con Pappus della Commedia Atellana, in dialogo con immagini legate alla Tragedia. Sulla stessa parete, di fronte al pavone maschio già conosciuto, emerge integra una pavonessa, speculare, che completa un programma figurativo rimasto incompleto per secoli.

Tra i ritrovamenti spiccano frammenti con un tripode dorato inscritto in un oculus, in dialogo con un tripode dipinto su un’altra parete, confermando una complessa regia iconografica. Le superfici conservano cromie intense, sorprendentemente ben preservate, che restituiscono la ricchezza decorativa degli ambienti.

Il responsabile del procedimento e coordinatore scientifico, Giuseppe Scarpati, ricorda che il progetto nasce per scavare il settore sotto via dei Sepolcri, in sinergia con il Comune, con l’obiettivo di liberare il fronte ovest della villa, di cui non si conoscono ancora estensione e confini. Le indagini stanno chiarendo anche spazi legati al settore termale e ai portici, fondamentali per ricostruire simmetrie e percorsi della residenza.

Il giardino riaffiora con grande precisione grazie ai calchi delle impronte degli alberi, recuperate nel punto esatto in cui crescevano. Le piante risultano disposte secondo uno schema ornamentale che raddoppiava il colonnato del porticato meridionale. Tra le specie ipotizzate figura l’olivo, restituendo l’immagine di un paesaggio progettato con grande attenzione architettonica.

Le indagini hanno individuato anche un paleoalveo formatosi dopo l’eruzione del 1631, che racconta una storia inattesa: una parte della villa fu sommersa dall’acqua e trasformata in una sorta di Atlantide silenziosa, sepolta dai sedimenti. Oplonti non è stata soltanto congelata dall’eruzione del 79 d.C., ma anche cancellata e riscritta dal paesaggio nei secoli successivi.

Prosegue intanto il restauro di due cubicola nell’area sud-occidentale, con interventi su stucchi, affreschi, volte dipinte e mosaici. La progettista e direttrice operativa Elena Gravina sottolinea l’importanza del pronto intervento per rallentare il degrado e preservare superfici di straordinaria integrità, confermando anche l’uso diffuso del blu egizio. Il progetto guarda inoltre allo Spolettificio Borbonico, con saggi archeologici destinati alla ricerca e alla creazione di nuovi spazi museali e servizi.

Spinosa rivolge un invito diretto a studenti e docenti, affinché vivano questa fase come un momento storico per Torre Annunziata, riappropriandosi della storia di Oplonti non sui libri, ma tra colonne, affreschi e tracce del giardino. Nel Salone, il piumaggio dipinto torna a brillare e le pareti riprendono voce, dimostrando che la tutela del patrimonio può diventare spettacolo di conoscenza e orgoglio collettivo. La Villa di Poppea si offre così, con rinnovata grandezza, alla città e al mondo.

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