Due distinte associazioni criminali sono state individuate dagli inquirenti, coordinati dalla procura, stabilite nell’area nocerino-sarnese, esperte nella commercializzazione di carburante adultero, introdotto da diversi paesi esteri sottraendosi al pagamento delle imposte.
A processo 32 indagati su 59 totali inclusi gli altri 7 che avevano visto eliminata la propria posizione.
Alcune somme sono state usate per ostentare uno stile di vita lussuoso, acquistando auto costose come Porsche e Lamborghini, nell’ambito di un sistema che ha generato un’evasione fiscale di diversi milioni di euro.

Sequestri e arresti nel contrabbando

Indagini cominciate verso fine 2017, dopo alcune incongruenze venute alla luce in merito ad un traffico di carburante proveniente dall’Est Europa, grazie ad un meccanismo disonesto che portava ad evitare il pagamento delle imposte dovute, veniva venduto in Italia.
Oltre 20 milioni di litri di olio anti corrosivo e preparazioni lubrificanti, importo che è avvenuto da fornitori ungheresi, croati e sloveni, prodotti che, per loro natura, non devono pagare tasse specifiche e che, secondo le regole europee, non sono nemmeno controllati durante il trasporto.
Tutto questo avvenuto nell’arco di due anni, tra il 2018 ed il 2019. Quattro persone sono state arrestate in flagranza, mentre la Guardia di Finanza ha sequestrato 13 autocisterne contenenti più di 500.000 litri di petrolio di contrabbando.

Evasione fiscale organizzata

Ogni litro di gasolio veniva venduto a circa 1,50 euro, ma gli indagati risparmiavano quasi 90 centesimi di tasse. Per evitare i controlli su strada della Guardia di Finanza, le autocisterne arrivavano dall’estero con documenti falsi, che gli autisti cambiavano appena superata la frontiera con carte ufficiali che dichiaravano gasolio con le tasse già pagate. Prima di arrivare in Italia, la merce veniva trattata in una base logistica in Slovenia per modificarla e renderla adatta all’uso come carburante. Solo così il percorso documentale e logistico permetteva di evadere le imposte su larga scala.

Ricchezze accumulate e procedimenti giudiziari

Gli imputati hanno accumulato grandi ricchezze, ostentandole pubblicamente, grazie a un’economia illecita a circuito chiuso che ha permesso al loro network di estendersi oltre province e regioni. In due anni hanno reinvestito oltre 3 milioni di euro in depositi, quote societarie e impianti di distribuzione di carburante. Gran parte dei profitti veniva trasferita a società estere, vere e proprie ‘cassaforti’, per impedirne la tracciabilità. Le indagini patrimoniali e le segnalazioni bancarie per operazioni sospette hanno permesso di ricostruire questi movimenti. Nel tempo, i gruppi avevano anche adattato le proprie manovre ai cambiamenti nelle normative sugli acquisti di carburante. Sul totale di 59 imputati, 32 hanno scelto il processo abbreviato davanti ai giudici di Nocera a marzo, mentre per gli altri il dibattimento è iniziato prima di Natale.

Lucia Pia Mandara 

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