Il cuore destinato al piccolo Tommaso ha viaggiato il 23 dicembre 2025 da Bolzano a Napoli in un contenitore di plastica rigida, non in un sistema tecnologico di ultima generazione capace di mantenere e monitorare costantemente la temperatura. È questo uno dei punti centrali dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli e condotta dai Carabinieri del Nas, che hanno sequestrato il box utilizzato per il trasporto dell’organo. Ma il nodo cruciale, secondo quanto emerge dalle indagini, non sarebbe solo la tipologia del contenitore, bensì l’utilizzo del ghiaccio secco, capace di raggiungere temperature fino a -78,5 gradi, che avrebbe provocato un danno irreversibile al cuore.
Il sequestro del contenitore e l’indagine della Procura
Nei giorni scorsi i Carabinieri del Nas di Napoli, su delega della Procura partenopea, hanno sequestrato il contenitore utilizzato per il trasporto del cuore espiantato a Bolzano e destinato al trapianto presso l’ospedale Monaldi di Napoli. L’attività investigativa è coordinata dalla VI sezione “Lavoro e colpe professionali”, con il pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante, il procuratore aggiunto Antonio Ricci e sotto la direzione del procuratore Nicola Gratteri.
Insieme al box, gli investigatori – coordinati dal tenente colonnello Alessandro Cisternino – hanno acquisito tutta la documentazione relativa al prelievo, al confezionamento e al trasporto dell’organo. È prevista una perizia tecnica sul sistema di conservazione sequestrato, affidata a consulenti nominati dagli inquirenti, per accertare modalità, temperature effettive e correttezza delle procedure adottate.
Il viaggio del cuore: un normale box di plastica
Secondo quanto emerso, il cuore non avrebbe viaggiato in un dispositivo avanzato in grado di monitorare in tempo reale i parametri vitali e le condizioni termiche dell’organo. Al contrario, sarebbe stato collocato in un “comune” contenitore di plastica rigida, simile a quelli utilizzati per trasporti refrigerati ordinari.
La differenza, per gli inquirenti, è sostanziale. Esistono infatti sistemi tecnologici di ultima generazione, come l’Organ Care System (OCS), che consentono di mantenere il cuore battente e perfuso con sangue ossigenato, simulando condizioni fisiologiche. In alternativa, nella tecnica tradizionale dell’ischemia fredda, l’organo viene immerso in soluzioni specifiche e mantenuto tra i 2°C e i 4°C, con ghiaccio che raffredda l’ambiente senza entrare in contatto diretto con i tessuti.
Nel caso del piccolo Tommaso, il cuore sarebbe stato trasportato in un semplice box di plastica, senza un sistema attivo di monitoraggio continuo della temperatura.
Il ghiaccio secco e il rischio del gelo estremo
Il punto ritenuto decisivo riguarda però il tipo di refrigerante utilizzato. Invece del ghiaccio tradizionale, che mantiene temperature prossime agli 0°C, sarebbe stato impiegato ghiaccio secco (CO₂ solida), in grado di raggiungere temperature fino a -78,5°C.
Per la scienza della conservazione degli organi, l’utilizzo di ghiaccio secco per un cuore destinato al trapianto rappresenta un errore procedurale grave: mentre il ghiaccio secco è adatto al trasporto di campioni biologici o vaccini che richiedono il congelamento, per un organo intero può provocare morte cellulare immediata.
Secondo quanto emerso, una volta giunto a Napoli, il cuore sarebbe apparso visibilmente danneggiato, con tessuti compromessi dal freddo estremo. L’organo sarebbe stato letteralmente “bruciato” dal gelo, con una cristallizzazione dei tessuti che avrebbe compromesso l’esito dell’intervento.
Chi ha reperito il ghiaccio e chi ha controllato?
Sul punto stanno lavorando anche i Nas di Trento, competenti su Bolzano. Gli investigatori dovranno accertare chi abbia materialmente reperito il ghiaccio in loco e chi abbia effettuato – o omesso – i controlli prima della partenza dell’equipe alla volta di Napoli.
Quel giorno, a Bolzano, non era presente solo l’equipe partenopea: erano arrivati anche medici da altre località per il prelievo di diversi organi. La ricostruzione della catena di responsabilità è uno degli obiettivi centrali dell’inchiesta, che mira a chiarire ogni passaggio del confezionamento e del trasporto.
Gli inquirenti stanno ricostruendo minuto per minuto il cosiddetto “viaggio della speranza” del 23 dicembre 2025, verificando se vi siano stati errori umani nella fase di preparazione del box, nella scelta del refrigerante e nel controllo delle condizioni dell’organo prima della partenza.
Sei indagati per lesioni colpose
La Procura di Napoli ha iscritto nel registro degli indagati sei sanitari, componenti delle equipe del Monaldi che si sono occupate dell’espianto a Bolzano e del trapianto a Napoli. A tutti viene contestato il reato di lesioni colpose.
L’indagine mira a stabilire se vi siano state omissioni, negligenze o errori nella gestione del trasporto e nella successiva decisione di procedere comunque con il trapianto, nonostante le condizioni dell’organo.
Le condizioni del piccolo Tommaso
Il cuore, pur risultando danneggiato, è stato comunque trapiantato al bambino di due anni e quattro mesi. Attualmente il piccolo si trova in coma farmacologico nel reparto di terapia intensiva del Monaldi ed è tenuto in vita dall’ECMO, il sistema di ossigenazione extracorporea che sostituisce temporaneamente le funzioni di cuore e polmoni.
Dopo oltre cinquanta giorni di supporto meccanico, il quadro clinico resta estremamente critico. Le ultime informazioni parlano di un peggioramento dei valori epatici e della funzionalità di altri organi interni, messi a dura prova dalla lunga assistenza meccanica.
La madre del bambino ha lanciato un appello pubblico chiedendo che non venga spenta la speranza, mentre restano divergenti le valutazioni tra strutture sanitarie sulla possibilità di un secondo trapianto. Se l’ospedale Bambino Gesù di Roma avrebbe espresso dubbi sulla fattibilità di un nuovo intervento, il Monaldi continua a considerare il piccolo in cima alla lista d’attesa nazionale.
Si valuta anche l’ipotesi di un trasferimento al Niguarda di Milano per l’impianto di un cuore artificiale, nel tentativo di consentire al bambino di resistere fino all’eventuale disponibilità di un nuovo organo compatibile.
I poteri ispettivi e l’intervento del ministero
Sulla vicenda è intervenuto il governatore Roberto Fico, che ha dichiarato: «Sono ore di grande apprensione e sofferenza. È una vicenda gravissima e dolorosissima su cui andrà fatta piena luce. In considerazione dell’estrema gravità del quadro che è andato emergendo, ho disposto l’attivazione dei poteri ispettivi e conoscitivi previsti in capo alla Direzione generale per la tutela della Salute della Regione Campania. Occorre fare totale e assoluta chiarezza su ciò che è successo e accertare ogni responsabilità. Con massima trasparenza e determinazione».
Anche il Ministero della Salute ha disposto l’invio di ispettori sia all’ospedale di Bolzano, dove è stato espiantato il cuore, sia al Monaldi di Napoli. Gli accertamenti dovranno chiarire l’intera sequenza dei fatti: dal confezionamento dell’organo al trasporto, fino alla decisione di procedere con il trapianto nonostante i danni provocati, secondo l’ipotesi investigativa, dall’utilizzo del ghiaccio secco all’interno di un normale contenitore di plastica.
Bianca Di Massa









