Napoli, cuore inutilizzabile al Monaldi: sospesa anche la direttrice della cardiochirurgia e trapianti

Nuovi sviluppi nella complessa vicenda del trapianto di cuore pediatrico eseguito all’Ospedale Monaldi di Napoli. È stata disposta anche la sospensione della direttrice della cardiochirurgia e trapianti, terzo provvedimento dopo quello che aveva già coinvolto due medici dell’attività di trapiantologia. I provvedimenti rientrano negli accertamenti sul cuore risultato inutilizzabile dopo il trasporto e trapiantato a un bimbo di due anni e tre mesi, attualmente ricoverato in condizioni gravissime.

Il caso è al centro di tre diverse inchieste. Una è condotta dalla Procura di Bolzano, città da cui è partito l’organo destinato al trapianto; una seconda è seguita dalla Procura di Napoli, dove l’intervento è stato eseguito; la terza è un’indagine interna avviata dall’ospedale Monaldi. La ricostruzione dei fatti risulta particolarmente complessa e le verifiche sono tuttora in corso.

Secondo quanto ipotizzato finora dagli investigatori, il cuore sarebbe stato irrimediabilmente danneggiato durante il trasporto a causa dell’utilizzo di ghiaccio secco per la conservazione. Un metodo ritenuto non idoneo, che avrebbe di fatto “bruciato” l’organo, rendendolo non trapiantabile. Su questo aspetto, tuttavia, le indagini proseguono senza escludere ulteriori elementi di valutazione.

Nel frattempo, il piccolo paziente resta in condizioni estremamente gravi. La madre del bambino ha riferito che il medico che lo aveva in cura ha parlato di condizioni estremamente critiche, sottolineando come la situazione sia ormai appesa a un miracolo, anche in caso di disponibilità immediata di un nuovo cuore.

L’Azienda Ospedaliera dei Colli ha chiarito la natura dei provvedimenti adottati con una nota ufficiale. L’azienda ha spiegato che le sospensioni sono conseguenti alla sospensione del percorso di trapianto pediatrico. La temporanea interruzione del programma ha reso necessaria la sospensione degli incarichi di responsabilità relativi alle diverse fasi del processo trapiantologico.

Secondo quanto precisato dall’azienda, si tratta di misure esclusivamente organizzative, legate alla gestione della temporanea interruzione del percorso. Sarà ora l’autorità giudiziaria a ricostruire in modo puntuale la sequenza degli eventi e ad accertare eventuali responsabilità, valutando i passaggi operativi e decisionali che hanno caratterizzato l’intera vicenda.

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