Bimbo con cuore “bruciato”: al Monaldi ore decisive, si attende il parere dell’Heart Team

La famiglia chiede una terza opinione ai centri di eccellenza di Londra e Parigi, per sciogliere il contrasto tra i pareri medici del Monaldi e del Bambin Gesù, sulla trapiantabilità del cuore per il piccolo.

Una svolta decisiva potrebbe arrivare nella mattinata di oggi, lunedì 16 febbraio, per il caso del bambino di due anni che ha ricevuto il cuore danneggiato all’ospedale Monaldi di Napoli. L’Heart Team dovrà valutare infatti, la permanenza in lista trapianto del piccolo.

L’avvocato Francesco Petruzzi si recherà in Procura per parlare con il pubblico ministero, “per vedere se ci sono svolte sulle indagini e se ha intenzione di nominare un collegio come ho chiesto per l’incidente probatorio”. 

L’attenzione medica e giudiziaria è concentrata oggi sulle decisioni dell’Heart Team, che deve pronunciarsi sugli esami strumentali effettuati ieri sul piccolo paziente. L’obiettivo è confermare se il bambino possa essere mantenuto nella lista nazionale per un nuovo trapianto, nonostante il quadro clinico estremamente complesso.

Petruzzi proprio in queste ore depositerà in Procura anche la consulenza dell’ospedale Bambin Gesù di Roma, al quale la famiglie si è rivolta per avere un secondo parere medico sull’operabilità del bambino.

Il contrasto tra pareri medici e una third opinion

Il caso sta vivendo un momento di forte contrapposizione scientifica. Da un lato, il Monaldi ritiene che il bambino possa essere mantenuto in lista per il trapianto di cuore, definendo le sue condizioni stabili anche se gravi. Dall’altro, il Bambino Gesù ha espresso un parere negativo all’intervento, evidenziando “condizioni sistemiche incompatibili”. Secondo i medici, il piccolo presenta un’emorragia cerebrale che rischia di aggravarsi, un’infezione attiva non controllata da pseudonomas e un’insufficienza multiorgano che coinvolge polmoni, reni e fegato.

Per districare questo contrasto, la famiglia ha chiesto una terza opinione medica ai maggiori centri europei specializzati in trapiantologia e in ECMO di lunga durata, interpellando strutture di Londra, Parigi, Berlino e Utrecht.

L’inchiesta sul cuore “bruciato”: il nodo del ghiaccio secco

Sul fronte giudiziario, le indagini dei Nas di Napoli e Trento stanno proseguendo per accertare le responsabilità del danneggiamento del cuore avvenuto il 23 dicembre. Secondo quanto emerso, il muscolo cardiaco sarebbe stato trasportato in un comune contenitore di plastica rigida, privo di sistemi tecnologici per il monitoraggio costante della temperatura.ù

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Il punto critico individuato dagli inquirenti, riguarda l’uso di ghiaccio secco al posto del tradizionale ghiaccio tritato. L’assenza dei sensori nel box non avrebbe permesso di accorgersi che la temperatura eccessivamente bassa stava letteralmente “bruciando” il cuore, rendendolo incapace di ripartire dopo l’impianto. Al momento sono iscritti nel registro degli indagati sei tra medici e paramedici, con l’ipotesi di lesioni colpose.

L’appello della madre e il monitoraggio quotidiano

Gli ispettori del Ministero della Salute e della Regione Campania hanno avviato le loro verifiche. Intanto Patrizia, la madre del piccolo, ha lanciato un appello pubblico rivolgendosi anche al Papa. Un “cuoricino compatibile” in tempo utile, è la sua richiesta disperata. La donna nelle ultime ore ha anche lamentato la mancanza di spiegazioni immediate da parte dei medici il giorno dell’operazione. Le sarebbe stato semplicemente detto che il cuore “non ripartiva”. 

L’Azienda dei Colli ha istituito un bollettino medico quotidiano per garantire la massima trasparenza. Alle ore 14 di ieri, le condizioni del piccolo sono state definite “stabili in un quadro di grave criticità”. 

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