Si sta infiammando il clima della campagna referendaria sulla giustizia, la cui chiamata alle urne è prevista il 22 e 23 marzo.
La scintilla è stata un’intervista rilasciata dal procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri pochi giorni fa, nella quale il magistrato ha espresso una posizione netta favorevole al No alla riforma della giustizia.

Nel corso dell’intervento, Gratteri ha affermato: “A votare Sì saranno gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata, tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”. Parole che hanno subito sollevato un mare di critiche e interpretazioni contrastanti.Secondo i critici, Gratteri non s sarebbe limitato a un’analisi critica della riforma, ma avrebbe fatto una sorta di identificazione morale dell’elettorato di una parte del referendum, suggerendo che chi voterà Sì non è una “persona perbene”.
51 magistrati hanno risposto ironicamente, sottolineando che molti magistrati stessi potrebbero votare Sì e invitando Gratteri a non generalizzare, affermando: “Se Gratteri dice che voteranno Sì persone non perbene, allora ci indaghi tutti”. Esponenti del centrodestra come Matteo Salvini e Ignazio La Russa hanno criticato Gratteri, chiedendo che rimanesse nei confini del proprio ruolo istituzionale, sottolineando che un procuratore dovrebbe evitare giudizi generalizzanti sui cittadini elettori.
“Parole estrapolate e usate in modo strumentale”
Di fronte alle critiche, Gratteri ha rigettato la lettura che ne è stata data da più parti. Il procuratore ha sottolineato che le sue parole sono state estrapolate e usate in modo strumentale. Non ha mai detto che tutti gli elettori di Sì fossero criminali o persone non perbene, ma – secondo la sua spiegazione – ha voluto esprimere un giudizio politico-giuridico, non morale.
In altre interviste e interventi pubblici Gratteri ha ribadito che la riforma non sarebbe favorevole a chi ritiene che la magistratura debba avere un ruolo forte nell’esercizio della legalità. E che esprimere un’opinione politica in libertà, in un Paese democratico, rientra nei diritti costituzionali.

Le critiche di Gratteri sono coincise con nuove dichiarazioni del Guardasigilli Carlo Nordio, che in alcune interviste ha definito il sistema correntizio della magistratura come un meccanismo “para-mafioso”, suscitando a sua volta polemiche e dure reazioni da parte dell’Associazione nazionale magistrati (Asm), che ha parlato di parole offensive verso chi opera ogni giorno nella lotta alla criminalità.
Nordio ha poi replicato parlando di “indignazione scomposta”, sottolineando che l’obiettivo della riforma è proprio quello di rompere le logiche correntizie interne al Csm, e che la riforma punta a rafforzare l’indipendenza e la trasparenza delle nomine. La vicenda ha superato i confini della politica per invadere anche i salotti mediatici. Tornando al caso del procuratore partenopeo, in un dibattito televisivo su temi giudiziari Marco Travaglio ha difeso Gratteri, spiegando che il pubblico ministero non arresta né condanna da solo, ma svolge una funzione nel sistema giudiziario articolato.
La strategia di Gratteri secondo Antonio Di Pietro
Alessandro Sallusti ha invece attaccato Gratteri, chiedendosi se fosse opportuno per un magistrato esprimersi in termini così netti su una consultazione referendaria che riguarda anche aspetti giuridici e istituzionali.
L’ex pm di Mani Pulite Antonio Di Pietro, intervistato sul Foglio, ha offerto un’interpretazione diversa della figura di Gratteri, osservando che il procuratore di Napoli non agisce per vanità o per fini politici, ma parla alla “pancia dell’opinione pubblica” con una strategia che mira a polarizzare l’attenzione sui suoi temi, a volte anche eccedendo nel linguaggio.








