Svolta nelle indagini sull’agguato avvenuto a Giugliano in Campania il 15 maggio del 2010. I carabinieri hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare a quattro persone, ritenute mandanti ed esecutori del delitto maturato nell’ambito della guerra tra i clan Pagliuca e Beneduce.
A distanza di oltre quindici anni arriva una svolta decisiva nelle indagini sull’omicidio di Carmine Campana, 51enne freddato nel 2010. Questa mattina (lunedì 16 febbraio) i carabinieri della compagnia di Pozzuoli, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro persone, emessa dal giudice per le indagini preliminari di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
L’agguato e le accuse
I fatti risalgono al 15 maggio 2010, quando Carmine Campana fu ucciso a Giugliano in Campania. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la vittima fu raggiunta da una decina di colpi d’arma da fuoco al volto.
Le accuse contestato agli indagati sono omicidio premeditato, detenzione e porto illegali di arma comune da sparo. Per tutti i reati è riconosciuta l’aggravante del metodo mafioso per agevolare il clan Pagliuca, attivo a Pozzuoli.
Il movente: la guerra per il controllo del territorio
L’omicidio Campana non fu un episodio isolato, ma si inquadra nella violenta contrapposizione tra gruppi criminali rivali. La vittima infatti, era ritenuta appartenente al gruppo Beneduce.
Secondo le indagini della Procura, il clan Pagliuca avrebbe deciso di eliminare Campana per affermare la propria egemonia e il controllo del territorio.









