C’è una nuova, fragile speranza il bambino napoletano ricoverato all’Ospedale Monaldi dopo il trapianto di un cuore risultato non funzionante lo scorso 23 dicembre.
In serata la madre, Patrizia Mercolino, è stata convocata con urgenza dai medici. La ragione è una sola: c’è un nuovo cuore disponibile, compatibile. Secondo quanto riferito dall’avvocato di famiglia Francesco Petruzzi, intervenuto durante diverse trasmissioni televisive, alle 22.30 si sarebbe dovuto sapere se l’organo sarebbe stato assegnato proprio al piccolo, sfortunato bimbo dal cuore bruciato, considerando la presenza di altri pazienti in lista d’attesa.
In caso di esito positivo, l’intervento scatterà immediatamente all’arrivo dell’organo. Una corsa contro il tempo che tiene sospesi medici e familiari.
Al momento però non si hanno ancora notizie sicure su quanto si sta decidendo o su quanto stia accadendo.
Condizioni gravissime ma stabili
Il piccolo è attualmente in vita grazie a un macchinario di circolazione e respirazione extracorporea, indispensabile per sopperire alla mancata funzionalità del cuore trapiantato. Tuttavia, il ricorso prolungato a questo supporto comporta rischi significativi: con il passare dei giorni può compromettere progressivamente altri organi.
L’ultimo bollettino medico parla di condizioni gravissime ma stabili. Ogni ora diventa decisiva.
Le ombre sul primo trapianto
La nuova possibilità di intervento si inserisce in una vicenda già segnata da pesanti interrogativi. Secondo quanto emerso dall’inchiesta della Procura di Napoli, il cuore trapiantato a dicembre sarebbe stato trasportato in un contenitore isotermico tradizionale, nonostante il Monaldi disponesse di box tecnologici di ultima generazione, dotati di sonde e display per il monitoraggio costante della temperatura.
La scelta, stando agli accertamenti, sarebbe stata determinata da una mancata formazione del personale sull’utilizzo dei dispositivi più avanzati. Un dettaglio tutt’altro che marginale: se fosse stato impiegato il box moderno, il sistema avrebbe potuto segnalare un abbassamento eccessivo della temperatura, probabilmente legato all’uso di ghiaccio secco, evitando il congelamento e il conseguente danneggiamento del tessuto cardiaco.
L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e dal pm Giuseppe Tittaferrante, vede attualmente sei indagati per lesioni colpose, appartenenti alle équipe coinvolte nell’espianto e nel trapianto. Il numero potrebbe aumentare qualora emergessero ulteriori responsabilità anche nella fase svolta a Bolzano.
I pareri dei luminari e i rischi clinici
Sul fronte sanitario, il quadro resta estremamente delicato. Gli specialisti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, chiamati per un secondo parere, hanno evidenziato criticità importanti: emorragia cerebrale, insufficienza multiorgano e soprattutto un’infezione non controllata.
Proprio quest’ultimo aspetto rappresenta uno dei nodi più complessi. Un eventuale nuovo trapianto richiederebbe infatti una terapia immunosoppressiva, che potrebbe aggravare ulteriormente il quadro infettivo.
Nonostante ciò, la madre non si arrende e ha annunciato l’intenzione di chiedere anche un terzo parere specialistico. Per questo motivo il Monaldi ha convocato un maxiconsulto con esperti provenienti, oltre che dal Bambino Gesù, dai principali centri di cardiochirurgia pediatrica di Padova, Bergamo e Torino. L’obiettivo è stabilire collegialmente se esistano ancora le condizioni cliniche per tentare un nuovo intervento e come contenere le patologie concomitanti.
La telefonata della premier e l’attenzione delle istituzioni
Nella giornata di oggi è arrivata anche la telefonata della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha espresso solidarietà alla madre del piccolo e assicurato il massimo impegno per fare piena luce sulla vicenda.
Il caso è stato affrontato a Roma anche dal ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha ribadito la necessità di accertare eventuali responsabilità e verificare il rispetto dei protocolli.
Un’attesa che tiene tutti con il fiato sospeso
Quella di stasera è una di quelle telefonate che cambiano il ritmo del respiro. Dopo giorni segnati da rabbia, paura e incertezza, si riaccende una possibilità concreta.
In ospedale, tra medici e familiari, e fuori, tra magistrati e istituzioni, si consuma una corsa contro il tempo. Se la risposta sarà positiva, tutto dovrà avvenire in poche ore.
Nel frattempo, il piccolo resiste. E con lui resiste la speranza di una famiglia e di un’intera comunità che, stanotte, trattiene il fiato.










