Nuova offensiva contro il mattone selvaggio a Torre del Greco, dove le ruspe sono entrate in azione nell’ambito delle attività di contrasto all’abusivismo edilizio coordinate dalla Procura di Torre Annunziata. Due distinti interventi hanno interessato immobili realizzati senza titolo in aree sottoposte a vincoli, entrambe ricadenti nel Parco Nazionale del Vesuvio e nella cosiddetta zona rossa ad alto rischio vulcanico.
Abbattimenti in traversa Garzilli: eseguite due sentenze del 2003 e 2006
Il primo intervento è stato effettuato in via traversa Garzilli n.6, all’interno della perimetrazione del Parco. L’operazione è scattata in esecuzione di due ordini di demolizione emessi dal Tribunale di Torre Annunziata, sezione distaccata di Torre del Greco, relativi a sentenze di condanna risalenti agli anni 2003 e 2006.
Nel dettaglio, sono stati demoliti:
- un manufatto di circa 20 metri quadrati, realizzato in adiacenza a un fabbricato preesistente, con altezza pari a 3,17 metri;
- una tettoia di 30 metri quadrati in lamiere grecate zincate, sorretta da struttura in ferro;
- un vano in muratura adibito a cucina, di circa 30 metri quadrati e altezza 3,20 metri.

I manufatti, destinati a uso residenziale, insistevano su un’area sottoposta a molteplici vincoli ambientali e paesaggistici, ricadendo nella perimetrazione del Parco Nazionale del Vesuvio.
Prima traversa Montedoro: demolizioni su ampliamenti e solaio in cemento armato
Il secondo abbattimento ha riguardato un immobile situato in prima traversa Montedoro, sempre nel territorio di Torre del Greco. Anche in questo caso l’intervento si inserisce nell’attività ritenuta prioritaria dalla Procura di Torre Annunziata per il contrasto all’abusivismo edilizio.
L’operazione è stata eseguita in attuazione di un ordine di demolizione emesso dal Tribunale oplontino, relativo a una sentenza di condanna del 2011.
Le opere abusive demolite comprendevano:
- un ampliamento in aderenza al fabbricato preesistente di circa 12 metri quadrati, altezza 2,70 metri, completo di pareti, punto luce finestra e vano porta, poggiante su quattro travi di fondazione;
- un secondo ampliamento di 15 metri quadrati, realizzato con parete in lapilcemento e dotato di tre punti luce;
- un solaio in cemento armato sovrastante gli ampliamenti;
- un vano adibito a bagno, completo di infissi interni ed esterni.
Anche in questo caso i manufatti erano stati realizzati per uso residenziale in un’area sottoposta a vincoli paesaggistici, sismici e ricadente in zona rossa, dunque in un contesto caratterizzato da elevato rischio vulcanico e stringenti limitazioni edificatorie.
Le parole della Procura: “Strumento insostituibile per la tutela del territorio”
Sull’operazione è intervenuta la Procura di Torre Annunziata, che ha ribadito la centralità delle demolizioni come strumento di tutela ambientale.
«L’esecuzione delle demolizioni delle costruzioni abusive disposte dall’autorità giudiziaria – spiegano dalla Procura – rappresenta, per la tutela del territorio, uno strumento insostituibile sia in chiave repressiva, per il ripristino delle condizioni ambientali violate, sia in chiave preventiva, per l’efficacia dissuasiva nei confronti dell’abusivismo edilizio».
L’azione si inserisce in una più ampia strategia di contrasto al fenomeno, considerato una delle priorità dell’ufficio giudiziario oplontino.
Autodemolizione e nessun anticipo di spese pubbliche
In entrambi i casi, le demolizioni sono avvenute in regime di autodemolizione, con intervento diretto dei proprietari dei manufatti abusivi. Un elemento sottolineato dagli inquirenti anche in relazione all’aspetto economico.
Per l’intervento in traversa Garzilli non sono state impiegate le somme già stanziate dal Parco Nazionale del Vesuvio in virtù del protocollo stipulato con la Procura, né si è resa necessaria l’anticipazione di fondi da parte del Comune.
Analogamente, per l’abbattimento in prima traversa Montedoro non vi è stata anticipazione di spese da parte del Comune interessato né della Cassa Depositi e Prestiti.
Secondo quanto evidenziato dagli uffici giudiziari, il risultato è stato possibile anche grazie alla incessante opera di sensibilizzazione della Procura, che ha portato i proprietari a procedere direttamente all’esecuzione delle sentenze definitive di condanna.











